Le misure previdenziali introdotte con la Riforma Pensioni continuano ad essere al centro del dibattito attuale. Ritardi, modifiche e proroghe hanno rallentato l'intero sistema previdenziale, lasciando non pochi dubbi e perplessità agli interessati. Rappresentanti delle istituzioni, politici e parti sociali continuano in particolar modo ad affrontare l'argomento, a volte per osannare il Governo precedente, altre ancora per esortare il nuovo ad agire. Qualche giorno fa è stato proprio l'ex Ministro Cesare Damiano, ospite nella trasmissione Coffe Break di LA7, ad riaprire il dibattito sul tanto discusso anticipo pensionistico (APE) introdotto con la Legge di Bilancio (e ancora in fase sperimentale).

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Secondo Damiano l'Ape ha aperto già in passato le porte alla flessibilità pensionistica e, di fatto, si presenta oggi essere, soprattutto per le donne, un'alternativa migliore rispetto ad Opzione Donna, la misura previdenziale che permette, alle lavoratrici in possesso di determinati requisiti, di accedere al pensionamento prima del previsto.

Ma cos'è l'APE? E quali sono le modalità e i requisiti per richiederlo?

L'acronimo APE sta per anticipo pensionistico, ed indica il progetto sperimentale che dal 1° maggio 2017 fino al 31 dicembre 2018 consentirà, a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età e si trova a non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia, di richiedere la pensione uscendo anticipatamente dal mercato del lavoro.

L'operazione, come sappiamo, coinvolgerà sia i dipendenti del settore pubblico che gli autonomi assicurati presso la gestione speciale o presso la gestione separata INPS, ed escluderà, invece, i lavoratori assicurati presso le casse professionali.

L'Ape a sua volta si distingue in Ape volontaria e Ape sociale

L'APE sociale si rivolge solo a determinate categorie di lavoratori, i quali si trovano in particolari condizioni e, proprio per questo motivo, meritano maggiori tutele. In questo caso dunque il riconoscimento dell'anticipo pensionistico non comporta nessun onere a carico del richiedente.

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L'APE volontaria, invece, si presenta come prestito (anticipato dalla banca) che il lavoratore deve restituire nei 20 anni successivi all'entrata in pensione, con rate di ammortamento che andranno ad incidere sull'assegno pensionistico stesso.