Si chiamava Dis-coll ed era stata istituita nel 2015 per tutelare i lavoratori della gestione separata a fronte della cessazione involontaria dei contratti di collaborazione a progetto e di quelli di collaborazione continuativa.

L’uso dell’imperfetto non è casuale. Proprio nelle scorse ore, infatti, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha fatto sapere che la prestazione a sostegno del reddito per i lavoratori parasubordinati privi di partita IVA da quest’anno sarà completamente abrogata.

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<<La dis-coll non è stata oggetto di proroga>>, avverte in maniera lapidaria l’Inps, chiarendo che per tutti gli eventi di disoccupazione intervenuti a partire dal 1 Gennaio 2017 non sarà erogata alcuna prestazione. Invece, i lavoratori già risultati in possesso dei requisiti e già percettori dell’assegno al 31 Dicembre scorso continueranno a percepirlo.

La Dis-coll, introdotta in via sperimentale due anni fa per tutti coloro che potessero far valere almeno tre mesi di contribuzione nella gestione separata nell’anno solare precedente alla perdita del lavoro, era stata rifinanziata nel 2016 con una somma di circa 54 milioni di euro.

Evidentemente non abbastanza per garantire alle 300.000 risorse attualmente titolari dei cosiddetti contratti co.co.co una qualsivoglia forma di tutela a fronte di una situazione lavorativa sempre più precaria e incerta.

Abolizione Dis-coll, tra polemiche e la necessità di una soluzione stabile

Se la tipologia contrattuale del co.co.pro era già stata abrogata dal Jobs Act nel 2015 a fronte di un’esigenza di presunta stabilità, lo stesso non si è potuto dire delle collaborazioni coordinate e continuative, introdotte dal famigerato Pacchetto Treu nel 1997 e oggetto delle successive modifiche della legge Biagi.

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Ciò vuol dire che ad oggi sono ancora migliaia i lavoratori parasubordinati che versano i propri contributi alla Gestione Separata dell’Inps. Data la natura provvisoria delle collaborazioni, resta la difficoltà di fondo a poter maturare nel tempo una prestazione pensionistica con la sola contribuzione versata in questa cassa.

L’abolizione della Dis-coll ha suscitato l’indignazione oltre che dei lavoratori che avevano sperato nell’arco di un biennio di potere usufruire di qualche certezza in più, anche della Nidil, ovvero l’ala della Cgil che si occupa dei lavoratori precari.

Nel mirino, infatti, ci sono proprio i soldi che finiscono nella Gestione Separata anno dopo anno, senza soddisfare i requisiti di una qualsiasi prestazione di natura assistenziale. Soldi che, sorge (legittimamente) il dubbio, potrebbero essere utilizzati per rifinanziare le prestazioni a sostegno del reddito come la stessa Dis-coll, anziché innalzare l’attivo patrimoniale già considerevole della cassa in questione.

E mentre lo Stato insiste sull’assenza di un rifinanziamento teso a prorogare la Dis-coll, sono ancora una volta i lavoratori e le fasce più deboli della popolazione a farne le spese.

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Nel senso letterale del termine.

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