Si tratta di una vera e propria truffa perpetrata ai danni dell'Inps. Un dipendente di nome Francesco Zumbo ha elargito, ad amici e parenti, Pensioni di invalidità senza che ne avessero i requisiti approfittando del fatto che la sua posizione all'interno dell'istituto gli consentiva di utilizzare un software applicativo in grado di superare le procedure gestionali previste.

Invalidità per tutti

La storia di Francesco Zumbo è balzata alle cronache nel 2014, a seguito della denuncia dell’Inps risalente a tre anni prima.

I successivi accertamenti raffigurarono i contorni del reato perpetrato dal dipendente e da chi veniva beneficiato dai pagamenti. Francesco Zumbo gestiva le operazioni dalla sede di Roma Casilino, dove aveva a disposizione una procedura informatica che saltava tutte verifiche. La procedura era destinata alla gestione di tutte le modalità che non avevano bisogno di un software specifico. In realtà la sua posizione all'interno dell'INPS gli consentiva di poter manipolare le pratiche a suo piacimento e la guardia di Finanza ci ha messo poco a capire che le operazioni come il saldo di arretrati di ogni genere, pagamenti non riscossi, conguagli o ratei venivano gestite a proprio uso e consumo.

La GDF ha verificato che in tutte le operazioni sospette c'era sempre la firma di Zumbo che siglava le erogazioni a familiari e amici, spesso poco più che ventenni, dai quali si tratteneva il 50% della somma pagata. Il canale interno utilizzato da Zumbo era il «INVCIVZ» dove la Zeta finale rappresentava il suo cognome. La sentenza delle Corte dei Conti, ha chiarito che i 281 pagamenti, a favore di 43 persone, hanno creato un disavanzo alle casse dell'INPS per una somma complessiva di euro 1.944.724,44».

In realtà oltre all'illecito penale c'è anche quello amministrativo dove l'INPS, dopo il licenziamento, ha disposto che allo Stato andrà un quinto degli emolumenti della buonuscita. In pratica allo Stato andranno le briciole e non si sa se il maltolto ritornerà alla collettività.

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