Oggi è in calendario l’incontro tra Governo e sindacati in materia previdenziale. Si tratta dell’incontro che era già previsto il 13 marzo e che fu posticipato al 20 marzo. Probabilmente verranno spiegati ai sindacati i decreti attuativi di APE e Quota 41, in vista del loro avvio del 1° maggio. Le due misure sono la ventata di flessibilità pensionistica di cu il Governo ha voluto dotare il sistema previdenziale e provengono dalla Legge di Bilancio in vigore dal 1° gennaio. APE e quota 41 quindi, attendono l’avvio, ma non sono le uniche novità pensionistiche, perché ce ne sono altre, già attive.

Una di queste è il cumulo gratuito, su cui, il 16 marzo l’INPS è uscita con una nuova circolare. Interessante quanto detto dall’INPS, soprattutto su come il cumulo gratuito si incastra con le due novità previdenziali.

Cumulo e ricongiunzione

Fino alla nuova manovra finanziaria, i lavoratori che avevano carriere discontinue dal punto di vista delle casse previdenziali, erano tenuti a riunificare i propri versamenti utilizzando 2 strade. La prima, pagando di tasca propria, mentre la seconda, accettando penalizzazioni di assegno, piuttosto ingenti.

Infatti con la ricongiunzione, il lavoratore doveva passare tutti i contributi nella cassa previdenziale presso cui intendeva presentare domanda. Questo passaggio aveva un corrispettivo economico, in pratica, come pagare due volte i contributi. Con la totalizzazione invece, si trattava di spostare i contributi come con la ricongiunzione onerosa, ma senza pagare nulla. Il punto dolente della totalizzazione invece era di accettare un calcolo di assegno ridotto rispetto alla pensione effettivamente spettante.

Due vie che come dicevamo, erano alquanto complesse e con molti lavoratori che non si potevano sobbarcare l’onere di pagare di tasca propria, cifre tanto più ingenti, quanti più contributi andavano spostati. Molti rinunciavano ai contributi da riunificare, presentando domanda di pensione solo per i contributi presenti nella cassa previdenziale scelta per la domanda di pensione, lasciando contributi inutilizzati, i cosiddetti “silenti”.

La nuova manovra invece ha inserito nel panorama normativo il cumulo gratuito, con la possibilità di riunificare i contributi, senza pagare nulla.

La circolare 60 del 16 marzo

Il cumulo gratuito consente ai lavoratori di riunificare i contributi in una unica cassa previdenziale, con pensione pagata pro quota. In pratica, ogni singola cassa, pagherà una parte di pensione in base ai contributi in essa versati, con le proprie regole.

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Sarà poi la cassa erogatrice dell’assegno, a conteggiare tutte le singole quote, che andranno a formare l’importo totale dell’assegno previdenziale. Con la circolare n. 60/2017 vengono fornite istruzioni applicative sul cumulo dei periodi assicurativi da parte degli iscritti a due o più forme di assicurazione gestite dall’Inps, ma non solo. In pratica, chi ha versamenti nelle casse di lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, nella gestione separata e così via, potrà utilizzare il cumulo, ma solo per le due grandi aree pensionistiche esistenti da sempre, cioè pensione anticipata o pensione di vecchiaia.

In definitiva, escludendo i liberi professionisti, tutti i lavoratori con versamenti in aree diverse, potranno cumularli per rientrare nei 42 anni e 10 mesi (41 e 10 per le donne) validi per la pensione anticipata, senza limiti di età, oppure, per raggiungere i 20 anni necessari per la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi. Nessuna possibilità di utilizzare il cumulo per le due novità di cui si parlerà nel meeting i oggi, cioè APE e quota 41. Per questi, restano le vie di ricongiunzione onerosa e totalizzazione e vale lo stesso, per opzione donna. Se a questo si aggiunge che per rientrare nei 20, 30 o 35 anni di contributi necessari per le varie versioni di APE, o nei 41 per i precoci e 35 per il regime donna, servono solo contributi effettivi e non figurativi, evidente che qualcosa andrà corretto, ma probabilmente non oggi.

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