"Non ci è dato sapere per quale motivo si continua a rimandare e allora cominciano ad affiorare retropensieri piuttosto sgradevoli. E allora che sia chiaro al Governo che noi non siamo disposti a vedere rimandate o peggio ancora annullate quelle poche migliorie riguardanti la situazione previdenziale di migliaia di lavoratori". Sono le continue proteste da parte della delegazione dei lavoratori precoci che si sono visti ancora una volta delusi da un Governo che sembra poco attento alle esigenze di migliaia di soggetti che hanno dovuto subire gli effetti negativi della precedente Riforma Fornero.
Si attende il confronto per il 20 marzo
Il rinvio del confronto fra Governo e sindacati, previsto per giorno 13 marzo, ha causato di certo non poche preoccupazioni a migliaia di lavoratori che attendono l'entrata in vigore delle nuove misure previdenziali. Si tratta di Ape e Quota 41 sui quali l'esecutivo sta tuttora definendo i decreti attuativi che, per molti, sono in ritardo rispetto alla data di emanazione prevista.
Quota 41, in vista nuove mobilitazioni
L'amministratore del gruppo "Lavoratori precoci a tutela dei proprio diritti", Roberto Occhiodoro, intanto, anticipa che ci saranno delle mobilitazioni previste per il giorno 20 marzo sotto la sede del Ministero del Lavoro. L'obiettivo è sempre lo stesso: chiedere l'estensione della Quota 41 a tutti i lavoratori e non solo ad una determinata categoria come prevede la nuova Legge di Bilancio.
Lo stesso Occhiodoro invita la delegazione di lavoratori a partecipare alla manifestazione prevista per il 23 marzo davanti la sede della Camera dei Deputati volta a chiedere la proroga del regime sperimentale donna anche se per le lavoratrici qualcosa sembra muoversi: l'Inps, infatti, avrebbe diffuso la Circolare n. 1182 spiegando che le lavoratrici nate nell'ultimo trimestre del 1957 e del 1958 potranno accedere all'Opzione Donna a condizione che siano in possesso di almeno 57 anni di età anagrafica e 35 anni di contributi accettando il ricalcolo contributivo dell'assegno previdenziale. Si tratta di un ulteriore passo avanti visto che questa categoria di lavoratrici erano rimaste escluse fino al 2015.