Con l’approvazione del Consiglio dei Ministri, i decreti attuativi di ape e Quota 41 sono ormai cosa fatta. Adesso si attende la pubblicazione degli stessi in Gazzetta Ufficiale, la classica circolare dell’Inps e poi si potrà iniziare a fare domanda.

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I tempi sono stati più lunghi del previsto, ma il giorno di avvio delle misure, cioè il primo maggio, viene confermato e le misure avranno effetto retroattivo per quanti hanno maturato i requisiti prima dell’avvio della macchina operativa. Ma come funzionano le misure e cosa bisogna sapere?

Ape social

La versione agevolata di Anticipo Pensionistico, quella che non prevede soldi in prestito da parte delle banche e che è a completo carico dello stato, viene chiamata Ape sociale.

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La platea di soggetti a cui si riferisce sono disoccupati, invalidi, lavoratori con invalidi a carico e impegnati in 11 categorie di lavori gravosi. I disoccupati devono avere almeno 63 anni di età e 30 di contributi ed inoltre, devono presentare 3 mesi di distacco dall’ultimo assegno di Naspi o di qualsiasi altro ammortizzatore sociale all’atto di presentare domanda. Inoltre, bisogna aver perduto il lavoro involontariamente e per licenziamento, ma non per termine del proprio contratto di lavoro.

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Gli invalidi o coloro che ne hanno qualcuno a carico, tra coniuge, figlio o genitore, dovranno avere una disabilità accertata di almeno il 74%, oltre che i soliti 30 anni di contributi e 63 di età. Per i lavori gravosi, cioè le ormai famose 11 categorie previste dalla Legge di Bilancio, serve avere lavorato per 6 degli ultimi 7 anni ed aver raggiunto i 36 anni di contributi insieme ai 63 anni di età.

Quota 41

Le stesse categorie di lavoratori a cui si applica l’Ape sociale, sono interessati da quota 41.

La misura destinata ai cosiddetti lavoratori precoci, che hanno iniziato a lavorare da giovani. Un anticipo non correlato a vincoli anagrafici, proprio come la pensione anticipata, della quale quota 41, rappresenta un ulteriore anticipo. Si uscirebbe con 41 anni di contributi (al netto dei figurativi), cioè un anno e 10 mesi prima se uomini e 10 mesi prima se donne, rispetto a quella che prima della Fornero era la pensione di anzianità. Va ricordato che dei 41 anni necessari per la pensione, uno deve essere stato versato, anche discontinuamente, prima dei 19 anni di età.

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Le domande

Sulle istanze, le procedure operative e la struttura di richiesta, farà chiarezza la solita circolare Inps. Intanto, dai decreti appare chiaro come per entrambe le misure, la procedura sarà in 2 fasi. La prima sarà la richiesta di certificazione del diritto. In pratica si dovrà richiedere all’Inps, di confermare che il richiedente abbia i requisiti necessari per l’accesso all’Ape sociale o a quota 41. Questa fase scadrà il 15 luglio e l’Inps avrà tempo entro il 15 ottobre di dare conferma o diniego all’istanza.

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In caso di disco verde da parte dell’Inps, i richiedenti dovranno presentare, sempre all’Istituto, le vere e proprie domande di pensione. Per l’Ape sociale, appare certo il fatto che si dovrà presentare contemporaneamente anche la domanda di pensione di vecchiaia, anche se mancano ancora diversi anni ai 66 anni e 7 mesi previsti.

Ape volontario

Un altro decreto che è molto atteso è quello sull’Ape volontario, quello destinato a tutti i lavoratori e no solo a soggetti in stato di bisogno. Il famoso prestito bancario assicurato che verrebbe erogato sotto forma di pensione e che andrebbe restituito al momento di accedere alla propria pensione di vecchiaia. Per questa misura, che poi è la vera risposta del Governo alle esigenze di flessibilità del sistema previdenziale, siamo fermi alla bozza di decreto. Probabilmente, il Governo deve ancora chiarire la portata di interessi e spese assicurative da caricare sul groppone di quanti sceglieranno l’Ape volontario. Dalla bozza, l’unica cosa certa appaiono i requisiti, che restano 63 anni di età minima e 20 anni di contribuzione effettiva. La pensione verrà erogata in 12 mensilità, non sarà reversibile a causa di decesso e non sarà rivalutabile. Dopo aver terminato l’anticipo ed essere arrivati a percepire la propria pensione di vecchiaia, i beneficiari dell’Ape volontaria si troveranno per 20 anni, una trattenuta sulla pensione, equivalente alla rata di prestito da restituire. Sembra che si lavori su una trattenuta pari al 5% della pensione futura, tra spese assicurative pari al 30% circa, del capitale erogato come prestito e di un tasso di interesse pari al 4,5% annuo. Il tutto detonato da una probabile detrazione concessa pari al 50% delle spese e degli interessi sostenuti.

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