L'età pensionabile slitta ancora. Dal 2019, si andrà in pensione quattro mesi più tardi. Se oggi il limite è fissato a 66 anni e 7 mesi, ciò significa che tra due anni il tetto sarà portato a 66 anni e 11 mesi. Una notizia che di certo non agevola il Governo, sotto tiro da parte dei sindacati e dei lavoratori precoci per via del rinvio delle misure sull'Ape, sia nella forma agevolata che volontaria, sia della quota 41, per determinate categorie. Lo slittamento dell'età pensionabile, indicato dal Messaggero nelle ultime ore e ripreso da Il Giornale, è collegato all'aspettativa di vita.

Pensioni e aspettativa di vita

I lavoratori di oggi e, in particolare, i pensionandi, devono fare i conti con l'indicatore relativo all'aspettativa di vita, strettamente connesso con l'uscita dal mondo del lavoro. L'ultimo adeguamento è datato al 2016, quando l'asticella venne spostata in avanti di 4 mesi. In concomitanza con il calo di aspettativa di vita registrato nel 2015, la Ragioneria di Stato aveva valutato di mantenere inalterata l'età per andare in pensione a partire dal 2019.

Tutto è stato però reso vano dalla crescita avvenuta nello stesso 2016, precisamente nel mese di marzo. Lo spostamento, come detto nel paragrafo introduttivo, dovrebbe essere di 4 mesi (in avanti). La comunicazione ufficiale, riguardo a quanto accadrà nel 2019, arriverà soltanto alla fine di quest'anno. La strada, però, appare ormai tracciata, come sottolineato da Il Giornale. Si potrebbe addirittura arrivare ad un balzo di 5 mesi, portando così il lavoratore a restare in attività fino a 67 anni prima di poter andare in quiescenza con l'assegno previdenziale. Si tratta di un rischio reale, verso il quale gli italiani stanno iniziando a fare i proverbiali scongiuri.

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Pensioni

Ape sociale, Cgil critica

Intanto, continua il pressing dei sindacati sul Governo in merito al via libera dell'Ape sociale. Dopo le richieste di modifica da parte della commissione speciale del Consiglio di Stato sul Dpcm relativo all'anticipo pensionistico agevolato, il via alla misura previdenziale sarà ancora rimandato. In merito ai suggerimenti proposti dal Consiglio di Stato, nella giornata di ieri ha rilasciato delle interessanti dichiarazioni Sara Palazzoli, segretaria nazionale del Flai Cgil, la quale ha puntato il dito contro il "vuoto legislativo" contro i lavoratori agricoli, sia uomini che donne, evidenziato appunto dalla commissione del CdS.

Prima di lei, aveva preso parola il segretario confederale della Cgil, Ghiselli, molto critico in merito ai ritardi sull'Ape sociale e la quota 41 dei lavoratori precoci. Quest'ultimi hanno continuato a far sentire la loro voce anche in occasione della festa dei lavoratori celebrata in Italia lo scorso 1° maggio e replicheranno la protesta in una manifestazione coordinata con i sindacati il prossimo 11 maggio, quando sfileranno a Montecitorio, di fronte alla sede della Camera dei Deputati.

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