Ha fatto il giro del web la notizia riportata anche dal “Corriere della Sera” del 19 giugno che riguardava un lavoratore di una nota catena del settore mobili che aveva chiesto un permesso per il battesimo del figlio. Il permesso negato, nonostante il lavoratore avesse cercato tutte le soluzioni alternative, dal cambio di ferie con i colleghi e fino alla richiesta di congedo parentale, ha riportato l’attenzione dei media sull’istituto dei permessi retribuiti e su quali spettano per legge ai lavoratori.

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Nella caso dell’Emilia Romagna, il lavoratore è riuscito ad andare al battesimo del figlio solo grazie ad uno sciopero solidale di tutti i colleghi alle dipendenze dell’azienda. Questa soluzione però no è certo una cosa normale, ecco perché bisogna capire bene come comportarsi con i permessi retribuiti.

Gravi motivi familiari

In linea di massima, l’ordinamento prevede la possibilità di assentarsi dal Lavoro e quindi chiedere un permesso per motivi familiari gravi. Il permesso retribuito è quel periodo di astensione dal lavoro diverso dalle classiche ferie, che da diritto al lavoratore di conservare il proprio posto di lavoro, il proprio stipendio, i contributi versati e l’anzianità di servizio.

In pratica, trattasi di assenze dal lavoro che non fanno perdere nulla al lavoratore proprio perché utilizzate in eventi particolari ed imprevedibili. I gravi motivi familiari però, non sono solo quelli riguardanti malattie, tragedie o altri eventi negativi. Le esigenze per impegni insormontabili come il proprio matrimonio, la laurea ed anche, come nel caso di Bologna, il battesimo di un figlio. Per tutti questi casi, al lavoratore, in linea di massima spettano 3 giorni all’anno, o in alternativa, 18 ore annuali.

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Richiedere le ferie per questi motivi è possibile, anche se la legge consente ai datori di lavoro di negarle nel caso in cui si dimostri come esigenze di organico, ne impediscano la concessione. Va ricordato che per quanto concerne l’istituto delle ferie, la legge impone che solo la metà di quelle spettanti devono essere concordate come periodo fruibile, tra datore di lavoro e dipendente, ma la normativa è piuttosto elastica da questo punto di vista.

I permessi più comuni e come funzionano

La maggioranza dei CCNL, i contratti collettivi che si differenziano da categoria a categoria di lavoratori, prevedono alcune tipologie di situazioni che danno diritto a permessi retribuiti.

Il lutto per esempio, per perdita di un parente entro il secondo grado, ma anche un affine entro il 1° grado oppure un familiare diverso che risulta anagraficamente, residente con lavoratore, da diritto ad assentarsi per 3 giorni. Extra ferie e quindi ricadenti nei permessi, sono anche i 15 giorni spettanti per il matrimonio del lavoratore. Il giorno delle nozze deve rientrare tra i 15 concessi, ma i restanti possono essere fruiti anche in periodi diversi da quelli a cavallo del giorno in cui ci si sposa.

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Per la nascita di un figlio spettano 2 giorni di permesso e sono fruibili esclusivamente dal padre lavoratore e non dalla madre che ha già la copertura derivante dall’astensione obbligatoria per maternità. Per le madri lavoratrici, fino ad un anno di vita del bambino, spettano anche 2 ore al giorno di assenza dal lavoro per il cosiddetto permesso per allattamento. Per i parti gemellari le ore di permesso raddoppiano mentre per le lavoratrici part-time, le ore di permesso si dimezzano. Nei casi in cui la madre non sia lavoratrice dipendente, sia gravemente malata, deceduta o che semplicemente abbia rinunciato ai permessi, le ore di assenza per allattamento spettano anche al padre. Lo stesso vale nel caso in cui il figlio sia stato affidato da un giudice solo ed esclusivamente al papà. Anche la partecipazione ad un concorso o ad un esame di studio da diritto al permesso retribuito. Il tetto massimo concesso è di 8 giorni all’anno, che devono coincidere con i giorni di convocazione al concorso o all’esame e devono essere giustificati dal rilascio di un certificato da parte delle commissioni esaminatrici dei concorsi stessi. Spettano fino a 250 ore per triennio per i lavoratori studenti che hanno anche diritto a non essere chiamati allo straordinario o ad ottenere turni di lavoro tali da non compromettere del tutto la frequenza delle lezioni per il corso di studio che sta svolgendo. Per i donatori di sangue, permesso di 24 ore coincidente con la giornata di donazione, che si allunga a 48 ore nel caso di donazione di midollo osseo. Per lavoratori eletti come consiglieri comunali o provinciali, spettano 24 ore di permessi retribuiti che diventano 48 nel caso di sedute che si protraggono oltre la mezzanotte.