Arrivano importanti novità in merito alla ripresa del dialogo tra parti sociali ed esecutivo riguardo la cosiddetta FASE 2 della riforma previdenziale. "Il 4 luglio riparte il tavolo di confronto tra Sindacati e governo sulle Pensioni", ha dichiarato il Segretario Generale SPI - CGIL Ivan Pedretti, spiegando che si tratta di "una buona notizia". In merito alle questioni che verranno affrontate, il sindacalista ha ricordato che "ci sono tanti problemi da risolvere", mentre "l'obiettivo è quello di trovare delle buone soluzioni".

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La nuova dichiarazione arriva dopo che lo scorso 23 giugno la Cgil, assieme a Cisl e Uil, aveva indirizzato una lettera al Governo, per sollecitare la ripresa del confronto. All'interno della nota congiunta, le Segreterie ricordavano l'urgenza riguardante "i temi del legame all’aspettativa di vita, la flessibilità in uscita, la riforma della governance Inps-Inail, le future pensioni dei giovani, l’eliminazione delle disparità di genere che penalizzano le donne e il rilancio della previdenza complementare".

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Riforma pensioni, il confronto sulla Fase 2 fatica a decollare

Proprio sul tema del confronto inerente la FASE 2 lo stesso Pedretti aveva esposto la propria posizione nella scorsa settimana durante un'intervista per la Rassegna sindacale, parlando di temi "non affrontati ancora in modo concreto". Al momento la discussione resterebbe centrata ancora sui titoli, seppure i capitoli da affrontare risultino ancora più importanti di quelli che sono stati chiusi con la FASE 1.

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Per il sindacalista, sul welfare penderebbe "il rischio di mettere in discussione la sua tenuta universale". Purtroppo, il confronto "fa fatica a decollare". Il riferimento va anche alla "debolezza del Governo, sempre sotto ricatto di possibili elezioni anticipate". Il riavvio delle consultazioni appare quindi come una buona notizia, ma la sfida da superare non sarà semplice, mentre resta ancora da completare a livello operativo la prima ondata di riforme pensionistiche stabilite nel verbale dello scorso settembre.

Il tutto mentre ci si trova davanti all'effettiva impossibilità di procrastinare o rimandare ulteriormente gli interventi di flessibilità previsti dal punto di vista della previdenza e del welfare.

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