L’ultima riforma previdenziale vera fu quella Fornero all’epoca del Governo Monti, cioè tre Governi fa. Infatti non può certo essere considerata riforma quella dell’ultima Legge di Stabilità che ha introdotto nel sistema l’Ape e quota 41, le banche e le assicurazioni e una previdenza votata all’assistenzialismo per soggetti disagiati come lavoro o salute. Nessuna contro-riforma quindi, tanto è vero che a fine agosto, Governo e sindacati riprenderanno la trattativa per la fase 2 riformatrice, per sistemare evidenti problemi che la riforma Fornero, con i suoi inasprimenti, ha lasciato in campo.
Inasprimenti che continuano a sortire effetti e che lo faranno anche nel 2019, quando l’aspettativa di vita porterà ancora più in là l’età minima per la pensione.
Dal 2019 scatto in avanti dell’età pensionabile
L’aspettativa di vita è nata con l’ultimo Governo Berlusconi, o meglio, le pensioni legate alla vita media degli italiani è partita con quell’Esecutivo. Per qualcuno Berlusconi inserendo questo vincolo, che sposta in avanti l’età pensionabile in base alla stima di vita media degli italiani certificata dalle statistiche Istat, salvò le pensioni che rischiavano di non essere più pagate dall’Inps in crisi. La Fornero non ha toccato questo tassello, anzi, inserì nell’ordinamento normativo una salvaguardia che non permette azioni contrarie nel caso in cui (il 2016 per esempio) la vita media degli italiani diminuisse.
Dal 2019 questo parametro sposterà l’attuale età da raggiungere per la pensione di vecchiaia di 66 anni e 7 mesi, a 67 anni. Un balzo di 5 mesi che viene duramente contestato e sarà richiamato anche dai sindacati al prossimo summit del 30 agosto. Per i sindacati non è possibile l’ennesimo salasso per i lavoratori che già oggi vedono lontana la pensione, oltre la media degli altri stati europei.
Nulla da fare
Proposta di correttivi che voglio il legame pensioni-aspettativa di vita da congelare almeno fino al 2021. Ulteriore ipotesi è quella di rendere l’aspettativa di vita diversa a seconda della tipologia di lavoro svolta come per la quota 41 e l’Ape sociale per le quali sono state istituite 11 categorie di lavori considerati gravosi.
L’aumento relativo alla stima di vita andrà ad influire anche sulle novità previdenziali di quest’anno, quindi anche su Anticipo Pensionistico e scivolo per i precoci. Sul quotidiano “La Repubblica”, in un intervista rilasciata dal Viceministro dell’Economia Morando, si parla proprio di questo argomento tanto a cuore a quanti sentono il rischio di dover restare al lavoro per altri mesi rispetto al previsto. L’esponente di Governo ribadisce il concetto espresso anche in altre circostanze e da altri uomini della maggioranza, cioè che lo sforzo fatto per le due novità previdenziali di quest’anno è già molto e che non si può fare tutto quello di cui il paese necessita.
In pratica, prima la lotta alla disoccupazione e le politiche occupazionali per i giovani e poi eventualmente la previdenza così come sognata dagli italiani.
In parole povere, nessun volo pindarico e chiusa la porta a qualsiasi correttivo sul pericolo pensione a 67 anni. Spostare lo scatto al 2021 non risolverebbe il problema perché a quella data, tutti gli stati membri dovranno rispettare ciò che ordina Bruxelles, cioè la pensione a 67 anni e senza disparità di genere tra uomini e donne. Tra l’altro, il blocco di questo scatto è stato sconsigliato dal presidente dell’Inps Boeri ed anche dalla ragioneria di Stato. Come fu ai tempi di Berlusconi, anche oggi l’aspettativa di vita è necessaria per non far scoppiare un sistema previdenziale già precario. Anche se i segnali di ripresa sono evidenti, con il Pil che sale in maniera maggiore di quanto previsto, secondo Morando, il meccanismo dell’aspettativa di vita va svincolato dalla politica, essendo provvedimento di carattere finanziario ed amministrativo. In pratica, serve per far quadrare i conti dell’Inps che rischierebbe di non poter più pagare le pensioni o di doverle ridurre alla stragrande maggioranza dei cittadini.