Entro il 30 settembre 2017 il Governo Gentiloni e l'Istituto Nazionale di Previdenza Sociali dovranno comunicare alle Camere il monitoraggio della sperimentazione dell'Opzione Donna, la misura volta ad anticipare l'uscita dall'attività lavorativa alle lavoratrici.
Si tratta di un passo fondamentale che potrebbe prolungare la sperimentazione oltre il 31 dicembre 2018 come già richiesto più volte dalle organizzazioni sindacali e dalla rappresentante del Comitato Opzione Donna Orietta Armiliato. In questo modo, inoltre, si prenderà in considerazione anche l'emendamento presentato alcuni mesi fa dal deputato di Fratelli D'Italia Walter Rizzetto, il quale avrebbe chiesto la proroga dell'Opzione Donna oltre il 2018.
Verso il prolungamento della sperimentazione
Per questo motivo migliaia di lavoratrici potranno continuare a sperare in una proroga del regime sperimentale che consentirebbe loro di lasciare anticipatamente il lavoro dopo il raggiungimento di almeno 57 anni di età anagrafica accompagnati dai 35 anni di contributi effettivamente versati a condizione di accettare il ricalcolo contributivo dell'assegno previdenziale. Un'idea che non piace a molti visto che, l'assegno calcolato interamente con il sistema contributivo penalizzerebbe migliaia di lavoratrici.
Pronti i risultati del monitoraggio dell'Opzione Donna
Intanto, entro il 30 settembre il Governo e l'Inps dovranno presentare dinanze alle Camere l'esito del monitoraggio della sperimentazione mostrando anche gli oneri previdenziali effettivamente impegnati.
Nel caso in cui dal monitoraggio emergerebbe la sussistenza di altre risorse aggiuntive, infatti, il Parlamento potrebbe accettare l'ipotesi di un ulteriore proroga dell'Opzione Donna.
Nelle due proroghe precedenti, il Governo avrebbe impegnato circa 2,5 miliardi di euro utilizzati per garantire la pensione anticipata a circa 36 mila lavoratrici. Secondo quanto riportato da Pensioni Oggi, però, le risorse stanziate potrebbero essere superiori rispetto alle domande di pensionamento presentate. Cosa che lascerebbe pensare ad una nuova proroga della sperimentazione.
Intanto, si continua a lavorare anche sull'Ape donna Social, un meccanismo simile all'Ape studiato appositamente per le donne volto a garantire una copertura previdenziale attraverso un sussidio erogato interamente dalle casse statali. Si tratterebbe di una misura che potrebbe essere discussa a margine della Fase 2 del confronto con i sindacati.