La battaglia dei lavoratori precoci continua. Dopo l'entrata in vigore delle nuove norme previdenziali come l'Ape Sociale e il meccanismo di Quota 41, i lavoratori interessati si vedono ancora costretti a chiedere aiuto al Governo al fine di arrivare ad una soluzione concreta che possa facilitare loro l'accesso alla quiescienza.

Nessun intervento sulla Quota 41 in Legge di Stabilità

Numerosi saranno gli interventi che l'esecutivo intenderà inserire nella Legge di Stabilità 2018 anche se, al momento nessun cenno è stato fatto per l'estensione della Quota 41 ad una platea più ampia di beneficiari.

La precedente Legge di Bilancio, infatti, ha esteso la misura solo alle categorie più svantaggiate quali disoccupati privi di ammortizzatori sociali, invalidi al 74%, lavoratori che assistono familiari con disabilità grave e lavoratori addetti alle mansioni usuranti e faticose. Cosa che non ha fatto piacere a migliaia di lavoratori che sono rimasti esclusi dalle norme previdenziali e, di conseguenza non hanno avuto la possibilità di accedere al pensionamento nonostante abbiano una lunga carriera contributiva alle spalle.

Per questo motivo, questa categoria di lavoratori, appoggiati dal Movimento 5 Stelle hanno dato vita ad una nuova manifestazione organizzata a Rimini al fine di incalzare l'esecutivo a mettere nuovamente in discussione il disegno di legge firmato dal Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano ormai da anni depositato in Parlamento.

Prosegue la raccolta firme per il ddl Damiano

Intanto, prosegue la raccolta firme a sostegno del ddl Damiano che potrebbe introdurre un nuovo meccanismo di uscita anticipata per favorire la maggioranza di lavoratori precoci che ormai da anni attendono il pensionamento. Nulla da fare, invece, per l'estensione della platea visto che il Governo non avrebbe fondi disponibili per introdurre un nuovo intervento nella nuova Legge di Stabilità. Di fondamentale importanza, anche il blocco dell'adeguamento dei requisiti pensionistici all'aspettativa di vita che a partire dal 2019 determinerebbe un ulteriore incremento dell'età pensionabile di 5 mesi: di conseguenza, per accedere alla pensione occorrerebbero 67 anni di età anagrafica.

Una misura che potrebbe essere d'aiuto alla maggioranza di lavoratori precoci visto che, correrebbero il rischio concreto che l'età pensionabile per l'accesso alla quiescienza potrebbe slittare ulteriormente in avanti rispetto ai requisiti attualmente vigenti.