Il Pil che cresce, anche se di poco, in maniera superiore alle previsioni e i probabili incassi dalle vendite di immobili pubblici porteranno soldi freschi da utilizzare in manovra finanziaria. Questo quanto asserito dal Ministro Padoan subito dopo la pubblicazione della nota di aggiornamento del Def, il documento di Economia e Finanza. Non è una cosa di poco conto perché il Def è un atto molto importante perché di fatto traccia il limite di spesa della prossima Legge di Bilancio. In pratica, sarebbero di più i soldi che il Governo è riuscito a trovare per finanziare il tanto atteso rinnovo del contratto per i lavoratori della Pubblica Amministrazione.

Quando detto da Padoan è stato riportato da tante testate giornalistiche e siti web, come uno di quelli più importanti del Comparto Scuola, ovvero Tecnicadellascuola.it con un articolo del 24 settembre. Il rinnovo del contratto e le nuove cifre stanziate infatti, saranno appannaggio proprio del comparto scuola insieme a quello della Pubblica Amministrazione Centrale. Indiscrezioni dicono che per le Forze dell’Ordine saranno destinati fondi a parte.

La nota di aggiornamento

Nella nota di aggiornamento del Def il Governo prevede di racimolare 900 milioni di euro solo dalla vendita di immobili appartenenti agli Enti pubblici. Secondo il quotidiano “La Repubblica”, nella nota si evince che il Governo potrebbe incassare qualcosa come 100 milioni dalla vendita di immobili delle Amministrazioni Centrali, 500 da quelle locali e 300 milioni da immobili di proprietà di Enti previdenziali.

In totale si arriverebbe a 2 miliardi solo per rispettare un accordo dello scorso anno con le parti sociali. Soldi da spendere per il rinnovo, con i sindacati che adesso, attendono l’atto di indirizzo dell’Aran per i prossimi incontri sul tema contratto. Nel Def c’è la conferma che il Governo vuole mantenere gli impegni di spesa per il rinnovo del contratto. Il paventato blocco delle operazioni di rinnovo, nonostante una sentenza della Consulta, sembra essere del tutto accantonato. Questo perché Padoan ha confermato la posizione del Governo nonostante sia stato congelato l’aumento dell’Iva previsto inizialmente per finanziare la manovra di Bilancio e tutti i provvedimenti in essa contenuti.

Le cifre sono cambiate?

Finanziare gli impegni presi da parte del Governo per la piattaforma rinnovo significa di fatto tornare indietro al 30 novembre 2016. Quel giorno infatti, Governo e parti sociali firmarono una bozza di intesa relativa proprio al contratto da sbloccare dopo 8 anni di attesa. Tutto dopo che la Corte Costituzionale ha imposto con una sentenza di bocciatura del blocco voluto dalla Fornero, di rinnovare il contratto dei lavoratori statali. Nell’intesa L’esecutivo si impegnava a rimpinguare le risorse dell’ultima Legge di bilancio con le nuove dotazioni della prossima . Soldi che avrebbero garantito un trattamento identico, i termini di cifre, con quello che di solito viene riconosciuto nelle piattaforme di intesa nel lavoro del settore privato.

In pratica, si stabilì un aumento medio lordo pro capite di 85 euro a dipendente. Aumenti che inizialmente sembravano uguali per tutti e che nell’atto di indirizzo del Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, sono diventati distinti per categorie di lavoratori, per merito e per reddito. Resta inteso anche che il periodo di sblocco sarà dal 2016, anche questo dato centrale della bozza di intesa del 2016. Adesso la palla passa ai prossimi incontri tra Governo e sindacati e se la questione economica sembra prendere una piega positiva, resterà da sciogliere il nodo delle risorse da destinare alla detonazione del pericolo perdita del bonus Renzi da 80 euro per quanti per via degli aumenti previsti dal rinnovo, sforeranno i limiti di reddito utili al beneficio.

Ipotizzare ribaltoni relativi alle cifre, o un cambio di strada verso aumenti a pioggia come volevano i sindacati appare esercizio azzardato, così come l’ipotetico risarcimento del mancato pagamento della vacanza contrattuale (o indennità di vacanza) spettante ai lavoratori durante il periodo di assenza del rinnovo.