E' salito a 45 il numero dei macchinisti ferroviari deceduti per malattia negli ultimi tre anni. E' la storica rivista “ancora In Marcia!” a dare l'annuncio dell'ennesimo caso: si tratta di un lavoratore di 54 anni morto a causa di un infarto.

Preoccupazione per la salute ma anche per la sicurezza dei treni

Se le prime parole della rivista sono di condoglianze alla famiglia e di rammarico per un collega che non c'è più, nel comunicato odierno viene lanciato però anche un messaggio di allerta sulla questione sicurezza. Il macchinista in questione si è infatti sentito male durante un servizio di “riserva”, ma cosa sarebbe accaduto se si fosse trattato invece di lavoratore che in quel momento si fosse trovato alla guida di un treno, magari come oggi accade nella maggior parte dei casi ad “agente solo?”.

Cosa ne sarebbe stato dei passeggeri? In che maniera e con quali tempi avrebbero potuto ricevere i soccorsi necessari?

Le responsabilità: imprese ferroviarie, sindacati, politica

La redazione di “ancora In Marcia!” riepiloga inoltre quali sono, a loro avviso, i soggetti responsabili della situazione che si è venuta a creare. Da un lato le imprese ferroviarie, che sembrano non aver preso atto della sussistenza di un problema grave, dall'altro i sindacati che, sottoscrivendo contratti dalle condizioni di lavoro durissime, hanno caricato i lavoratori di un fardello eccessivamente gravoso. Si tratta infatti di una regolamentazione che prevede prestazioni lavorative della durata anche di 10 o 11 ore, con fino a tre servizi notturni alla settimana e tempi di riposo ridotti all'osso.

Non si può però dimenticare il fatto che la politica non abbia ancora provveduto a sanare l'assurda situazione di questi lavoratori che, come tutti gli altri, dovranno andare in pensione a 67 anni, mentre l'aspettativa di vita media della categoria è di 64 anni e mezzo.

Un'indagine della Presidenza della Camera?

E' notizia di alcuni giorni fa che la Presidenza della Camera dei Deputati abbia informato della notizia delle morti dei macchinisti la Commissione Affari Sociali della Camera, dando indicazione di aprire un'indagine.
 Staremo a vedere come la situazione si evolverà, intanto la notizia diffusa tra i lavoratori del settore ha avuto diversi tipi di reazioni: se da un lato si intravede una speranza, una prima iniziativa che possa portare alla soluzione del problema, d'altro canto nella categoria c'è anche un po' di sfiducia, motivata da diversi anni di attesa e di promesse non mantenute da parte di istituzioni e partiti politici.

L'impegno di “ancora In Marcia!” in ogni caso continua, con la determinazione necessaria nei momenti di difficoltà.