Il numero di abruzzesi che ogni anno emigrano all'estero è in costante aumento. A renderlo noto è la Fondazione Migrantes, della Conferenza Episcopale Italiana, che ha presentato qualche giorno fa il Rapporto Italiani nel Mondo. L'incremento dell'emigrazione registrato quest'anno in Abruzzo è del 21,7℅, ben al di sopra della media nazionale, che si attesta al 15,4℅. Se nel 2016 erano state 2556 le persone ad abbandonare la regione, ad ottobre 2017 sono già 3110. Tassi maggiori sono stati registrati solamente in Lazio (31,7℅) e in Trentino-Alto Adige (22,1℅).

A fare le valigie sono soprattutto i giovani, di età compresa tra i 18 e i 49 anni, spesso altamente istruiti. Germania, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi, le mete preferite in Europa. L'UE richiama i tre quarti dei migranti, ma sono in costante aumento anche gli italiani che scelgono mete extraeuropee, come Stati Uniti d'America, Canada e Brasile. I due terzi di coloro che abbandonano il Belpaese, inoltre, decidono di non fare ritorno in patria. Il rapporto si basa sull'AIRE, l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero.

Le cause

Secondo la fondazione, non si emigra per scelta o per far carriera, ma per vera e propria necessità, elemento che rende il fenomeno "allarmante", considerando anche l'età dei nuovi migranti.

L'Abruzzo ha pesantemente risentito della crisi economica: 2400 imprese fallite nel triennio 2014-2016, secondo Movimprese; 5000 attività commerciali chiuse nel biennio 2015-2016, secondo la Confcommercio; occupazione mai tornata ai livelli pre-crisi del 2008 (fonte ISTAT). Localmente, terremoto e fenomeni meteorologici hanno drammaticamente acuito alcune situazioni di disagio.

A risentire maggiormente della grave condizione economica e sociale sono soprattutto le aree interne, alle prese con un alto tasso di spopolamento, dovuto anche al movimento migratorio interno alla regione, dalle zone montane alla costa.

Le caratteristiche della nuova emigrazione

Certamente si tratta di un esodo totalmente diverso e meno massiccio di quello vissuto dall'Abruzzo nel '900.

Tra i giovanissimi che abbandonano la regione oggi molti sono laureati, figli del benessere in cerca di una sorte diversa da quella che la loro terra d'origine prospetta, tra disoccupazione, precariato, salari bassi ed ascensore sociale bloccato. Il Nord Europa offre una retribuzione del 30℅ più elevata di quella italiana per il primo lavoro post-laurea, buone possibilità di trovare una mansione idonea agli studi svolti ed una maggiore meritocrazia. Come riportato dalla Fondazione Migrantes, l'Abruzzo non è l'unica regione a registrare un incremento del tasso migratorio. La nuova emigrazione è un fenomeno che riguarda tutto il Paese, nessuna regione esclusa. Se nel 2016 gli italiani iscritti all'AIRE erano 3.100.000, quest'anno sono arrivati a quota 4.973.000.