Un pensionato ogni quattro sembra che abbia pensioni pagate a cifre inferiori a quelle spettanti. Molti pensionati vengono spinti ad andare a verificare la propria pensione, soprattutto in relazione alle cifre che percepite ed alle componenti di cui è fatto il proprio assegno previdenziale. La Spi-Cgil ha avviato una campagna di sensibilizzazione su territorio nazionale proprio per spronare i pensionati a verificare se quanto gli viene erogato dall’Inps sia giusto o meno. Come riporta il quotidiano il Tirreno dello scorso 11 dicembre, proprio tramite l’operazione sponsorizzata dall’Inca (patronato della Cgil), sembra che entro fine anno, i pensionati della Toscana che hanno aderito all’iniziativa, riusciranno a recuperare un milione di euro di pensioni non pagate negli ultimi 5 anni.

Questo non vuol dire che l’Inps operi in maniera truffaldina, perché esistono prestazioni previdenziali che l’Istituto eroga solo dopo espressa richiesta dei pensionati. Ed è così che nasce la storia dei diritti inespressi.

Diritti mai richiesti dai pensionati

Molti assegni previdenziali sono erogati a cifre inferiori a quelle che dovrebbero essere erogate ai pensionati in base a contributi, redditi, carichi di famiglia e così via. Secondo le notizie, si potrebbe ricevere fino a 300 euro in più sulla propria pensione perché andrebbe adeguata a quanto l’Inps non ha considerato nel momento di mettere in pagamento le pensioni. Per lo stesso motivo, per coloro che si trovsano in questa situazione da anni, l’Inps dovrebbe elargire arretrati tornando indietro fino a 5 anni prima della istanza, cioè prima che quanto avanzato dai pensionati cada in prescrizione.

Naturalmente non tutti i pensionati vittima di questo problema sono in credito di queste grosse cifre, ma fatto sta che anche cifre largamente inferiori alle 300 di cui parlavamo prima, se proiettate in un lasso di tempo quinquennale sono cifre comunque considerevoli. Tutto ciò perché i pensionati non hanno chiesto all’Inps di vedersi pagare le maggiorazioni sociali, le integrazioni al minimo, le quattordicesime o gli assegni familiari. Va ricordato infatti che i pensionati sono tenuti a comunicare all’Inps ogni variazione di reddito e di carichi di famiglia avvenuti durante i mesi di percezione dei ratei di pensione. Lo strumento utilizzato è il modello Red, comunicazione reddituale a cadenza annuale che i pensionati non tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi sono obbligati ad inviare.

È proprio tramite il modello Red che il pensionato può andare a comunicare l’ingresso di un figlio nel carico di famiglia quando questo per esempio ha perduto il proprio lavoro. In assenza di questa comunicazione di variazione, l’Inps non considererà come soggetto a carico questo figlio nonostante redditualmente lo sia al 100%. Ed è così che il pensionato in questione potrebbe già essere in credito verso l’Inps. Vale lo stesso per variazioni che condizionino la fruizione della quattordicesima, della maggiorazione sociale e così via.

ObisM e contributi

Il modo per verificare se la pensione sia stata erogata in maniera giusta è lo scaricare tramite i servizi telematici dell’Inp o tramite Patronati e Caf, il modello ObisM, cioè la busta paga del pensionato.

Il modello che prima arrivava a casa dei pensionati e che adesso è diventato digitale e scaricabile solo tramite il portale ufficiale dell’Inps. Se i diritti inespressi, cioè tutto ciò che il pensionato ha tralasciato di chiedere all’Inps affinché venga conteggiato nella propria pensione, sono un grosso problema, lo stesso vale per i contributi silenti. Pochi sanno che esistono pensioni pagate solo su parte dei contributi regolarmente versati dai pensionati. Il primo motivo di quest’altro aspetto del problema pensioni errate era che coloro che avevano carriere discontinue e versamenti in più casse previdenziali erano costretti a pagare grosse cifre per ricongiungere i contributi nella cassa previdenziale che avrebbe pagato la pensione.

Molti pensionati pur di non cacciare altri soldi, rinunciavano a molti anni di contributi accontentandosi di quelli depositati nella cassa che erogava la pensione. Un problema che il cumulo gratuito che dal 2017 è entrato in vigore cancellerà per i prossimi anni, ma non per chi ha già una pensione in essere. Infine, equiparati ai contributi silenti sono anche quelli di pensionati che hanno continuato a versare contributi perché al lavoro anche post quiescenza. In ogni caso di cui abbiamo parlato dunque, conviene presentare domanda di ricostituzione di pensione all’Inps, per farsela in qualche modo ricalcolare alla luce di anomalie reddituali (i diritti inespressi) o contributive (i contributi silenti).