Adesso che si è entrati in piena campagna elettorale torna di moda l’idea di abolire la Legge Fornero. Si tratta dell’ultima vera riforma previdenziale di cui si ha memoria, quella a cui tutti i lavoratori di oggi ed i pensionati danno la colpa per i pesanti requisiti di accesso alle Pensioni. Fisiologico il fatto che l’eventuale abolizione della legge entra, anche se in maniera diversa a seconda dei gruppi, in tutti i programmi dei partiti alle prossime elezioni.

Questo perché nonostante si sia fatto un gran parlare da anni di riforma del sistema previdenziale, di pensioni anticipate e di flessibilità, le ultime leggi di Bilancio non hanno prodotto grandi cambiamenti e miglioramenti nella previdenza. La pensione di vecchiaia è già salita dallo scorso 1° gennaio a 66 anni e 7 mesi per le donne alle quali fino al 31 dicembre 2017 era concesso un anno di anticipo rispetto agli uomini.

Stessa sorte per l’assegno sociale per soggetti privi di una grossa anzianità contributiva. I contributi minimi necessari per la quiescenza di vecchiaia restano i 20 anni e dal 2019 per tutti l’età salirà a 67 anni tondi. Evidente che molti lavoratori siano alla ricerca di un modo per “scappare” via dal lavoro prima che su di loro e sulla loro meritata pensione si abbattano questi ennesimi inasprimenti. Proprio la Fornero lascia ancora in vigore uno scivolo per il 2018, il cosiddetto salvacondotto.

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Pensioni

La deroga Fornero

Il DL/201 del 2011 ( la Stabilità 2012 con la riforma Fornero al suo interno) al suo articolo 24, riconosce un beneficio a determinati lavoratori dipendenti del settore privato iscritti presso l’AGO (assicurazione generale obbligatoria) o ai fondi sostitutivi ed esclusivi della stessa. Chiunque abbia raggiunto quota 96 prima del 2013 può lasciare il lavoro a 64 anni, questo in sintesi cosa prevede quella che molti chiamano deroga Fornero o salvacondotto.

Un modo per detonare la penalizzazione che il DL/201 infliggeva a soggetti ormai prossimi alla pensione con le vecchie regole e vessati pesantemente dalle nuove. La quota 96 come tutte le altre quote presenti nel sistema previdenziale da sempre è basata sulla somma di età anagrafica e contribuzione versata ed è aperta anche alle frazioni di anno.

Requisiti

Come dicevamo si deve aver perfezionato il requisito della quota 96 entro la fine del 2012.

In pratica sono necessari 36 anni di contributi e 60 anni di età o in alternativa, 35 di contributi e 61 anni di età. Evidente che si tratta di una possibilità arrivata agli sgoccioli, perché sono pochi coloro che avendo raggiunto l’età anagrafica a fine 2012, si trovano a poter sfruttare questa regola in alternativa alla normale pensione di vecchiaia che si centra a 66 anni e 7 mesi. L’anticipo a 64 anni è ormai impossibile, ma per esempio, un appena sessantenne di fine 2012, si troverebbe oggi con 65 anni e con la concreta possibilità di sfruttare il salvacondotto.

Un vantaggio ancora più importante per le donne che come dicevamo sono state penalizzate dal 1° gennaio scorso con l’equiparazione in termini di uscita dal lavoro con i colleghi uomini. Se per gli uomini a fine 2012 bisognava aver raggranellato 35 o 36 anni di contributi, per le donne ne bastano 20.

Platea più estesa e quindi retroattiva

Una misura che come riporta il sito “laleggepertutti.it” è stata oggetto di recenti interventi normativi e chiarificatori da parte dei Ministeri che hanno indotto l’Inps ad allargare le maglie della misura stessa. L’interpretazione restrittiva di alcune norme che hanno accompagnato la misura hanno reso negli anni impossibile l’accesso alla stessa da parte di soggetti che pure avevano centrato la quota 96 a tutto il 2012. Un paletto adesso cancellato ma che ha negato l’accesso all’anticipo a molti lavoratori era quello della continuità lavorativa al 28 dicembre 2011. In pratica tutti coloro che a quella data non erano al lavoro perché disoccupati, in congedo parentale o senza lavoro per qualsiasi motivo, non potevano accedere al benefit. Il Ministero del Lavoro ha spronato l’Inps a rivedere la posizione cancellando il paletto come requisito necessario. Sempre il Ministero del Lavoro inoltre ha ripetuto l’operazione per quanto riguarda i contributi figurativi, da riscatto e volontari che in un primo momento non rientravano tra quelli utili ai 35, 36 o 20 richiesti per la deroga. In definitiva, per raggiungere la quota 96 utile alla pensione anticipata in deroga alla Fornero sono utili tutte le contribuzioni a qualsiasi titolo versate, proprio come funziona il meccanismo per la pensione di vecchiaia o per quella di anzianità.

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