Le ultime novità sulle Pensioni anticipate 2018 in attesa di sapere l’esito delle consultazioni al Quirinale, ruotano intorno alla possibilità che il Governo precedente ha concesso per la flessibilità in uscita. Differenti le misure di anticipo pensionistico, a carico o meno del lavoratore, che permettono il ritiro fino a 10 anni prima. Vediamo chi può accedervi ad oggi e come.

Pensioni anticipate dai 63 anni con Ape sociale

Una delle prime opportunità offerte dal Governo uscente è l’ape sociale, una misura di uscita anticipata che permette a determinate categorie di lavoratori, diciamo i maggiormente disagiati, di poter accedere alla quiescenza, con spese di anticipo a totale carico dello Stato, ben 3 anni e 7 mesi prima rispetto agli attuali rigidi paletti della Fornero.

Potranno accedere all’anticipo pensionistico coloro che hanno 30 o 36 anni di contributi versati ed hanno il 74% di inabilità, oppure sono disoccupati senza ammortizzatori da ameno 3 mesi oppure sono care giver di parenti affetti da disabilità, conviventi con il richiedente la pensione da almeno 6 mesi all’atto della domanda, e svolgono un mestiere tra i 15 definiti gravosi dalle Legge di Bilancio 2018, che ha esteso di 4 le 11 categorie precedenti. Anche i lavoratori precoci possono anticipare la loro uscita dal mondo del lavoro, per chi rientra nelle categorie suddette e per giunta ha lavorato regolarmente almeno 12 mesi prima di aver fatto il 19esimo compleanno, potrà uscire con 41 anni di contributi.

Dunque un lavoratore che avesse, per esempio, iniziato a lavorare in regola a 15 anni, potrebbe uscire, se rispetta i requisiti su menzionati, già a 56 anni.

Pensioni anticipate: l'ape volontaria

Per chi invece non rientra nelle categorie ‘speciali’ può accedere alla pensione sempre 3 anni e 7 mesi prima scegliendo un’opzione a proprio carico, l’ape volontaria.

L'APe volontaria permette di accedere alla quiescenza fino a 3 anni e 7 mesi prima accendendo un mutuo, ventennale, con la banca. Una possibilità che sta facendo discutere per differenti paletti rigidi, come la necessità di avere 20 anni maturati nella stessa cassa previdenziale ed una pensione lorda che al netto della rata non può essere inferiore ai 710 euro mensili.

In pensione 10 anni prima grazie alla Rita

Vi è ancora un’ultima possibilità che consente addirittura di poter accedere alla quiescenza a partire da 56 anni e 7 mesi, dal prossimo anno ne serviranno 57, dato l’incremento dell’aspettativa di vita. Ma si tratta pur sempre di 10 anni di anticipo. La possibilità è offerta dalla misura denominata Rita, l’acronimo sta per Rendita integrativa temporanea anticipata. Si presta a quanti hanno una previdenza complementare che può essere trasformato in rendita mensile fino al compimento dei 66 anni e 7 mesi necessari per poter accedere alla pensione. La Rita usa dunque il capitale accumulato dal lavoratore durante la sua vita attiva nei fondi di previdenza complementare.

Può essere ottenuta 10 anni prima dai disoccupati, coloro che hanno cessato il lavoro da almeno 24 mesi, anche con meno di 20 anni di contributi obbligatori. Possono anche accedervi coloro che sono iscritti ai Fondi a cui mancano 5 anni alla pensione, che hanno cessato l’attività lavorativa e hanno alle spalle 20 anni di contributi versati.