Non per tutti e non in ogni caso, grazie ai diversi meccanismi di calcolo e di prepensionamento che caratterizzano il sistema previdenziale in Italia, ma a partire dal 2019 si toccherà il tetto dei 71 anni di età per poter andare in quiescenza. Un limite che si alza per via dei nuovi adeguamenti all'aspettativa di vita e che vede proseguire inesorabile il trend di crescita dei requisiti utili per poter andare in pensione.

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L'ultimo passaggio ufficiale in tal senso risale allo scorso 4 aprile ed ha visto l'Inps (tramite la circolare n. 64) comunicare in che modo impatteranno i nuovi 5 mesi aggiuntivi di AdV sulle opzioni di uscita degli italiani.

Riforma pensioni: chi sono i soggetti che dovranno attendere fino a 71 anni di età

Entrando nella situazione specifica appena delineata, bisogna per prima cosa chiarire che il nuovo tetto dei 71 anni di età per la pensione di vecchiaia si riferisce a chi rientra nel sistema contributivo puro, cioè a tutte quelle persone che hanno effettuato versamenti all'Inps a partire dal primo gennaio del 1996.

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In questo caso, la pensione di vecchiaia può essere ottenuta con almeno 5 anni di versamenti ed un'età, per l'appunto, non inferiore ai 71 anni. Chiaramente si tratta di una situazione limite, visto che la misura riguarda chi non riesce a raggiungere i 20 anni di contribuzione, ma che comunque desta non poche perplessità nei lavoratori che dovessero trovarsi inquadrati in questa situazione. Soprattutto, tutto ciò stride con evidenza davanti a prospettive lavorative complicate e discontinue, come quelle che stanno caratterizzando l'attuale mercato del lavoro e che si prospettano perlomeno nel prossimo futuro (se non a livello indefinito).

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I requisiti di pensionamento per gli altri lavoratori

Se è vero che la situazione appena descritta appare comunque un caso limite, anche per tutti gli altri lavoratori dal 2019 varranno gli aumenti decretati dall'adeguamento all'aspettativa di vita. Così, saranno necessari almeno 43 anni e 3 mesi di lavoro per accedere alla pensione di anzianità (un anno in meno per le donne), 41 anni e 5 mesi per i lavoratori precoci e 67 anni di età (contro i 66 anni e 7 mesi) per la pensione di vecchiaia ordinaria, caratterizzata dal raggiungimento di almeno 20 anni di versamenti.

Una situazione davanti alla quale i lavoratori cercheranno di fare buon viso a cattivo gioco, magari ricorrendo ad una delle ultime opzioni di pensionamento anticipato rese disponibili con le recenti Manovre e sperando che dal fronte del nuovo Governo possa arrivare un atteso cambio di rotta.

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