Lo scorso mese di maggio il personale della Scuola ha visto accreditati gli arretrati di stipendio dovuti per il nuovo contratto di cui tanto si è discusso. Adesso l’attenzione di docenti e personale Ata si sposta verso gli aumenti tabellari di stipendio che sempre il nuovo Ccnl ha previsto. Finisce così l’annosa questione del rinnovo del contratto per i lavoratori della scuola. Un rinnovo che era atteso da quasi 10 anni e che, finalmente, dopo lunghe ed estenuanti trattative e dopo una sentenza della Consulta che bocciò il blocco previsto dal Decreto Salva Italia del duo Monti-Fornero, può dirsi completato.

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Date e importi

L’esigibilità dello stipendio altro non è che la data in cui materialmente i lavoratori entrano in possesso dello stipendio. Secondo quanto prevede NoiPa, nella scuola questa data cade ogni 23 del mese, a meno che questo giorno non sia sabato e domenica. In questi casi si anticipa al venerdì precedente. Per il mese di giugno, essendo il 23 sabato, l’esigibilità dello stipendio sarà venerdì 22, mentre per quanto concerne la fuoriuscita del cedolino, lo stesso dovrebbe essere emesso il 15 giugno.

Uno stipendio che risulta più atteso del solito perché prevede il primo mese di stipendio con gli aumenti di cui parlavamo in premessa. Aumenti di cui gli importi sono largamente conosciuti e che vanno da 80,40 euro per un bidello con anzianità da 0 ad 8 anni ad 88,40 euro per un pari ruolo con 35 o più anni di servizio. Cifre leggermente superiori per i docenti. Nello specifico, quelli con massima anzianità percepiranno aumenti intorno a 100 euro al mese. Naturalmente le cifre, come riporta orizzontescuola.it, sono lorde, perché comprendono la parte di contributi previdenziali a carico del lavoratore, l’Irpef e le addizionali.

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In definitiva, gli aumenti che davvero finiranno sui conti correnti dei lavoratori saranno per tutti e indistintamente, tra fasce di anzianità e ruolo, prossimi a 50 euro cadauno. Questo perché la tassazione fiscale italiana prevede gli scaglioni che crescono col crescere della retribuzione.

Il nuovo contratto presto sarà già vecchio

Le lungaggini burocratiche relative alla piattaforma di rinnovo e le problematiche tecniche di chi si occupa delle retribuzioni nelle Pubbliche Amministrazioni, cioè NoiPa, hanno fatto sì che solo adesso si completerà l’operazione.

Paradosso vuole che ci troviamo a pochi mesi da un ennesima scadenza di contratto. Infatti il contratto di cui parliamo in riferimento ad arretrati ed aumenti di stipendio è triennale, con decorrenza 1° gennaio 2016 e scadenza 31 dicembre 2018. A dicembre, dunque, si inizierà ad intavolare di nuovo un’altra piattaforma di rinnovo e dietro l’angolo si nasconde un'ipotetica beffa per i lavoratori. Come riportano tutti i più noti siti di informazione per i lavoratori del comparto, tra i quali l’autorevole “latecnicadellascuola.it”, il rischio è che parte dell’aumento di stipendio erogato con il contratto appena andato in porto, verrà perduto dal prossimo anno.

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Come è noto, nella scuola esistono i lavoratori di fascia retributiva più bassa di tutta la Pubblica Amministrazione. Proprio per questo, nel documento di rinnovo, per garantire anche a questi dipendenti di fascia bassa, dagli Ata agli insegnanti con meno di 8 anni di anzianità per finire ai supplenti, fu inserito l’elemento perequativo. Un importo aggiuntivo extra che nel cedolino di stipendio sarà indicato con una voce di retribuzione a parte. L’elemento perequativo, però, è a scadenza, cioè valido solo fino a fine 2018. Evidente che senza proroghe, i lavoratori potrebbero perderlo. Si tratta di una perdita tra i 10 ed i 29 euro al mese come risulta dalle tabelle che sempre lo stesso sito specializzato ha pubblicato.