Periodo di grandi discussioni sulla previdenza sociale nostrana. Il governo Conte è al lavoro per riformare il sistema pensionistico. C’è da superare la Legge Fornero, per consentire agli italiani di andare in pensione prima di quanto pesantemente ha stabilito l’ultima vera riforma di cui si ha memoria. Salvini e Di Maio sembrano proseguire sulla strada tracciata in campagna elettorale, anche se adesso, in maniera meno roboante. Quota 41 e quota 100 sono le misure su cui si lavora e che sono state inserite anche nel contratto di Governo.

Adesso il problema è finanziarle, cioè trovare le coperture economiche ai provvedimenti da attuare. Questo il problema principale che ingessa l’operazione riforma. Numerose proposte ed ipotesi si susseguono freneticamente in queste giornate. La novità dell’ultima ora è una nuova proposta che viene fuori dall’area Lega e non porta buone notizie per i pensionati.

Sacrifici necessari

Che le misure che consentono di andare in pensione prima costano caro non è un mistero, così come non lo è il fatto che allo stato attuale, l’Italia non può permettersi grosse spese.

A conferma di questo, la relazione periodica dei costi della previdenza di Boeri, presentata il 4 luglio alla Camera. Il Presidente dell'Inps ha reso pubblici i costi che dovrebbe sostenere lo Stato per le due misure in cantiere. Sarebbero 11 milioni il primo anno e 18 per ogni anno successivo con le misure a regime, questo ciò che prevede l’Inps come costo delle novità. La verità è che per dare vita alle misure è necessario sacrificare qualcosa.

Ne è la prova l’età minima a 64 anni che sembra essere il requisito che sarà inserito in quota 100. Un vincolo assente durante la campagna elettorale, quando si parlava di quota 100, misura che doveva essere estesa a tutti e senza vincoli anagrafici.

Brambilla ipotizza un taglio dello 0,35%

I tagli alle Pensioni d'oro sono uno dei provvedimenti che il nuovo Esecutivo vorrebbe varare nell'obbiettivo di recuperare soldi per la riforma pensioni.

Un provvedimento su cui il Movimento 5 Stelle si spende molto, a partire dal suo capo politico. Come riporta il quotidiano il Giornale, le pensioni che Di Maio vorrebbe colpire sono quelle intorno ai 4.000 euro netti al mese e sono circa 37mila. Pochi per riuscire a recuperare abbastanza da coprire tutta la riforma. Conti alla mano, con il paventato taglio degli assegni d’oro si recupererebbero poco più di 180 milioni di euro. Questo senza considerare che una operazione volta a tagliare questi assegni, finirebbe sotto la lente di ingrandimento della Consulta che ne deve giudicare la costituzionalità.

Ed ecco che si arriva alla novità di una tassa dello 0,35% su tutte le pensioni, una specie di contributo di solidarietà che servirebbe per finanziare la riforma. Lo ha detto, in una intervista a Repubblica, Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali, candidato alla presidenza dell’Inps, esperto di pensioni e soggetto che ha dato vita ai programmi pensionistici della Lega.

Secondo Brambilla, la Corte Costituzionale si è più volte schierata a favore dei diritti acquisiti nel caso in cui vengano tagliati da provvedimenti di Governo. Molto alto il rischio che faccia lo stesso per i tagli alle pensioni d’oro.

La Consulta in linea generale si è sempre dimostrata più favorevole ai contributi di solidarietà, rispeto ai tagli di pensione specifici per determinate tipologie di assegno. Ed in questa ottica che Brambilla propone una tassa dello 0,35% su tutte le pensioni in essere , quale contributo di solidarietà per finanziare quota 100 o quota 41. una tassa dello 0,35% su tutte le pensioni. È stata proposta dal presidente del Centro studi Itinerari. Ma come funzionerebbe la tassa sulle pensioni?

Brambilla ipotizza un'aliquota dello 0,35% da applicare alle pensioni più basse con aliquota a salire che aumenterebbe per i redditi più elevati.

Naturalmente non verrebbero toccate le pensioni molto basse, gli assegni sociali e le prestazioni per invalidi. L’intervista ha fatto già discutere, con i sindacati che hanno subito preso posizione contro tale ipotesi dichiarando di essere contrari a qualsiasi discorso che miri a fare cassa sulle pensioni. Anche Damiano si è detto contrario perché verrebbero penalizzate le pensioni quasi indistintamente, quando invece, un contributo di solidarietà deve essere a carico di pensionati benestanti.

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