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Un agosto difficile per il Governo Conte, non solo per le polemiche sorte dopo il disastro del crollo del ponte Morandi a Genova: anche sul fronte Pensioni, Lega e Movimento Cinque Stelle sono costretti a guardarsi dagli attacchi politici che giungono dall'opposizione in merito al chiacchieratissimo disegno di legge riguardanti i tagli alle pensioni d'oro. Il partito del Carroccio ha replicato affermando che il testo andrà rivisto e corretto, ma le critiche non accennano a placarsi.

Pensioni d'oro, si infiamma la polemica contro il Governo gialloverde

Sulle pagine del quotidiano 'Il Foglio', l'ex Ministro, Paolo Cirino Pomicino, attacca il Governo che vorrebbe tagliare le pensioni con importo superiore ai 4000 euro per innalzare le minime: 'Non solo è una bugia perché con i 500 milioni di euro ricavati si fa poco o niente ma si individua in quei pensionati i nuovi ricchi da richiamare al dovere di solidarietà'.

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Durissimo anche il commento di Roberto Maroni, che, sempre dalle pagine de 'Il Foglio', dichiara di aver fatto un 'salto sulla sedia' quando ha sentito parlare di 'espropri proletari'. 'Per la Lega - specifica Maroni - riforma del sistema pensionistico significa procedere con l'abolizione della Legge Fornero' che, come ha più volte ripetuto Matteo Salvini, ha impedito e sta impedendo a milioni di persone di poter fare i nonni e di godersi il meritato riposo.

Roberto Maroni: 'Forte penalizzazione per i lavoratori precoci'

'Non è un esproprio proletario, è anche peggio' specifica l'ex ministro dell'Interno, perché la proposta di legge gialloverde ha intenzione di andare proprio dalla parte opposta in quanto così si andrà incontro ad una forte penalizzazione per i lavoratori precoci, quelli che lavorano nelle fabbriche del nord.

Maroni definisce il ddl Molinari-D'Uva come un nuovo salasso al nord produttivo. E allora ci sarebbe da chiedersi, riflette Maroni, se la Lega non sia improvvisamente impazzita. L'ex presidente della Regione Lombardia sottolinea come stia girando voce che la proposta iniziale fosse molto diversa e che poi sarebbe intervenuta una 'manina grillina' a modificare il tutto. Maroni chiude il suo breve intervento su 'Il Foglio', incoraggiando la Lega a fare qualcosa affinché eviti un altro scempio dopo quello del decreto Dignità.

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Di certo, i lavoratori precoci sono profondamente delusi dal fatto che l'auspicata quota 41 per tutti senza paletti non sia stata presa in considerazione dal Governo per la prossima Legge di Bilancio 2019: per ora le promesse di superamento della Legge Fornero sono state ampiamente disattese e le manifestazioni di protesta organizzate per il prossimo mese di settembre ne sono l'evidente dimostrazione. Ormai sembra evidente che nella prossima manovra economica possa trovare spazio solamente Quota 100, per altro con paletti decisamente ben marcati, rappresentati dai 64 (se non 65) anni di età anagrafica come requisito minimo, accompagnati dai 35-36 anni di versamenti contributivi.

Nel 2020, nella migliore delle ipotesi, potrebbe esserci un secondo step, non rappresentato, però, dalla Quota 41, bensì dalla Quota 42. E' ancora presto per fare previsioni ma le premesse sono tutt'altro che incoraggianti. Del resto, il problema delle coperture finanziarie insufficienti era ben noto, nonostante i proclami enunciati dai due partiti di maggioranza in occasione della campagna elettorale: ora, però, il tempo dei proclami è ampiamente scaduto, è arrivato il momento di dare risposte a chi le aspetta da anni.

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