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L’onorevole Cesare Damiano (ex presidente della commissione Lavoro presso la Camera dei Deputati) attraverso la sua ultima nota stampa è tornato a chiedere chiarezza al Governo: in questo fine agosto non si placano le diatribe sulla discussa riforma delle pensioni e su quanto potrà effettivamente essere compreso nella prossima Legge di Bilancio 2019. Per questo l’esponente del Partito Democratico ha chiesto chiarezza su due misure che più stanno a cuore ai cittadini: da un lato la quota 100 e dall'altro l’Ape sociale, misura varata dalla precedente legislatura ed in scadenza a fine 2018.

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Pensioni anticipate, Damiano: quota 100 ok, ma solo se senza vincolo dei 64 anni

Damiano già nelle scorse settimane aveva chiesto chiarezza al Governo sulla quota 100, definendola una buona misura di uscita anticipata, a patto che non abbia al suo interno dei 'trucchi'. Tra questi aveva elencato: il vincolo dei 64 anni d’età, il ricalcolo dell’assegno contributivo dal 1996 e la possibilità di usare per il raggiungimento del montante contributivo necessario solo 2/3 anni di contributi figurativi.

Limiti - aveva detto Damiano - che renderebbero quota 100 una misura spendibile per pochi e per taluni sarebbe addirittura peggiorativa rispetto all'Ape sociale. La quota 100, intesa come somma tra età anagrafica e contributiva (come si era promesso durante la campagna elettorale) potrebbe permettere a molti di accedere alla pensione anzitempo, ma gli entusiasmi erano subito stati frenati dalle stime dell’Inps che aveva definito la misura troppo onerosa. proprio per questo motivo, fin da subito l'esperto previdenziale della Lega, Brambilla, aveva precisato che la quota 100 molto probabilmente avrebbe contenuto al suo interno dei paletti tra cui il requisito dei 64 anni di età e i 36 anni di contributi.

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L'ex ministro del Lavoro aveva poi riproposto il motto che gli sta tanto a cuore: “Per favorire il ricambio generazionale riproponiamo il nostro slogan: agli anziani la pensione, ai giovani il lavoro”.

Riforma pensioni, Il Sole 24 ore lancia l'ipotesi quota 100 modulabile

Il quotidiano economico-finanziario 'Il Sole 24 Ore' ha avanzato l’ipotesi che il Governo, per carenza di risorse, possa propendere ad aiutare prima le categorie maggiormente disagiate e i lavoratori delle aziende in crisi, varando una quota 100 modulabile, con anni contributivi ed età variabili a seconda del settore d’impiego di appartenenza del lavoratore.

Dal momento che ad oggi né Di Maio né Salvini hanno mai specificato su quale metodica si seguirà per concedere la quota 100, Cesare Damiano è tornato nuovamente a chiedere chiarezza: “Se il Governo ha in mente Quota 100, chiarisca definitivamente qual è la formula che intende adottare e, soprattutto, come intende procedere con l’Ape sociale che scade alla fine di quest’anno".

Pensioni, Damiano: quota 100 dai 64 anni penalizzante, fondamentale prorogare l'APe sociale

Per Cesare Damiano sarebbe un errore (qualora la quota 100 fosse davvero dai 64 anni d’età) eliminare l’Ape sociale, provvedimento varato dalla precedente legislatura e valido fino al 31/12/2018, che concede ad oggi, almeno alle categorie maggiormente disagiate, e a chi è impiegato in lavori gravosi, di poter accedere alla quiescenza dai 63 anni a carico dello Stato, senza avere assegni ridotti e/o ricalcolati col contributivo.

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Così Damiano conclude la sua nota stampa: "Se l’Ape venisse cancellata, con una Quota che, nelle intenzioni del Governo, ha come base anagrafica i 64 anni di età, si farebbe un passo indietro e si penalizzerebbe chi svolge i lavori gravosi".