Da qualche giorno su quota 100 è spuntata una nuova ipotesi, una versione modulabile su cui si è al lavoro il governo in vista del ritorno alle attività post vacanze e in proiezione sugli atti a cui sarà chiamato a partire da settembre. Si tratta in pratica di cercare soluzioni per rendere reale la riforma delle Pensioni che adesso è solo una ipotesi. La prima misura è proprio quota 100, soluzione che sembra essere quella con le maggiori possibilità di entrare nella manovra di fine anno. Per via degli alti costi, l’esecutivo è alla ricerca di soluzioni low cost e la quota 100 modulare nasce proprio in questa ottica.

La novità presenta pregi e difetti, pro e contro perché per molti lavoratori si tratta di una nuova opportunità offerta, ma per molti altri si metterà a rischio l’accesso alla quota 100.

Il punto della situazione

A settembre si ripartirà con la nota di aggiornamento del Def, atto di governo che come prassi anticipa la legge di bilancio segnandone i capitoli di spesa e le relative possibilità di azione per tutti i provvedimenti da adottare l’anno venturo. Poi si dovrebbe passare alla manovra vera e propria, con il varo della legge di stabilità al cui interno dovrebbe esserci posto per quota 100. Il dubbio maggiore è sempre lo stesso, cioè chi sarà escluso da quota 100? La misura infatti non potrà non partire da una età minima di uscita che sembra sia stata già individuata negli ormai famosi 64 anni.

E qui che si entra già nel primo assaggio di limitazione del campo di applicazione della misura. Infatti una larga platea di lavoratori (si teme siano soprattutto molti i cosiddetti "precoci"), potrebbe venire escluso dalla misura perché non ha ancora raggiunto i 64 anni di età nonostante lunghe carriere lavorative, anche di 40 anni e oltre.

Se il parametro anagrafico è già piuttosto vincolante, non è da meno quello dei contributi. Infatti ai 34, 35 o 36 anni di contributi previdenziali necessari per chi ha 64, 65 o 66 anni, verrà giocoforza inserito il limite dei contribuiti figurativi come malattie, cassa integrazione, Naspi, disoccupazioni indennizzate e mobilità, che sono tra i periodi di contribuzione figurativa più comuni e che non saranno utilizzabili a pieno.

Tra gli anni di contributi necessari per le pensioni in regime di quota 100 se ne potranno utilizzare solo due, oltre a maternità e servizio militare che potrebbero essere utilizzati sempre. Con buona pace di braccianti agricoli, lavoratori edili, lavoratori della ristorazione e del turismo che sono tra quelli che più sovente fanno ricorso agli ammortizzatori sociali durante l’anno di lavoro.

Le crisi aziendali e quota 100

Con la quota 100 modulabile si andrebbe a offrire un sostegno importante a chi proviene da aziende con avviate crisi aziendali. Infatti se le risorse a disposizione non saranno sufficienti a coprire tutte le richieste di pensione con la quota 100, con questa novità si darebbe priorità a lavoratori che provengono da crisi aziendali.

In più, in base al settore lavorativo di appartenenza, potrebbero andare a cambiare anche i requisiti utili a centrare la quota. Una sorta di misura varata fino a esaurimento risorse, segno indelebile della pochezza di risorse che potranno essere destinate a quota 100 nella prossima manovra di fine anno e che con la nota di aggiornamento del Def prevista per il prossimo 27 settembre dovranno essere messe nero su bianco. La misura però deve essere emanata, non fosse altro perché sul superamento della riforma Fornero i due vice premier Salvini e Di Maio si giocano buona parte del gradimento verso l’elettorato. Tuttavia per molti la versione attuale di quota 100 non permetterebbe il superamento della legge Fornero come promesso, anche se adesso si deve capire se nella modularità della misura entrerà una salvaguardia per i lavoratori che ancora oggi risultano tra i più colpiti dalla durezza della stessa Fornero come precoci, esodati, cassaintegrati, disoccupati over 55 e donne lavoratrici.