I due leader di Movimento 5 Stelle e Lega, cioè i due Vice Premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono riusciti a vincere una specie di battaglia interna al Governo. Nella nota di aggiornamento del Def presentata ieri, sono riusciti a strappare il 2,4% del deficit, vincendo le perplessità del Ministro dell’Economia Tria. Questo significa maggiori spazi nella manovra di Bilancio che ad ottobre inizierà il suo iter, cioè maggiori soldi a disposizione. Quota 100, reddito e Pensioni di cittadinanza, oltre alla flat tax, diventano misure sempre più probabili.

Pubblicità

Dal punto di vista previdenziale la ormai famosa quota 100, anche se non c’è ancora traccia di un vero e proprio decreto, sta per diventare davvero realtà. I più vasti margini di intervento permessi dallo sforamento del tetto del deficit ottenuto ieri con la nota di aggiornamento del Def apre a diversi scenari previdenziali per l’anno prossimo. Ecco nel dettaglio cosa bolle in pentola e cosa davvero potrebbe succedere con la legge di Stabilità.

Superamento della legge Fornero

Per l’opinione pubblica, il tema più atteso, come confermano tutti i sondaggisti è sicuramente la riforma previdenziale con correlativo superamento della tanto odiata riforma di Elsa Fornero.

La misura su cui il governo si sta giocando le carte per il 2019 è sempre la quota 100, ma qualcuno paventa già la possibilità di aprire il campo anche alla nuova pensione anticipata o di anzianità a quota 41. Una misura che dovrebbe essere discussa e varata a 2019 in corso ma che dopo l’aggiornamento del Def entra di diritto tra le eventualità immediate della manovra di fine anno. Tornando a quota 100, questa è la misura che permetterà di andare in pensione quando somma di età e contribuzione versata darà 100.

Pubblicità

A che età si può andare in pensione con quota 100? La prima via, che poi sarebbe quella che da qualche settimana è sulla bocca di tutti dopo la proposta fatta da Matteo Salvini, prevede l’età minima a 62 anni. In questo caso si aprirebbe la strada alla pensione per non meno di 400mila persone, come riporta un articolo del quotidiano torinese “La Stampa”. Le combinazioni possibili sarebbero 3, perché oltre a 62 anni di età e 38 di contributi versati, rientrerebbero in questa sorta di prepensionamento quelli con 63 e 64 anni di età con 37 o 36 anni di contribuzione.

Le altre combinazioni dovrebbero restare fuori perché oltre al tetto dell’età minima a 62 anni, si applicherebbe il tetto minimo di contribuzione versata fissato a 36 anni.

Tetto minimo 64 anni di età

Una versione sicuramente più fattibile per via del più ridotto impatto che la misura avrebbe per le casse statali è sicuramente la quota 100 a 64 anni come da tempo è stata proposta da Alberto Brambilla, l’economista ed esperto di pensioni vicino alla Lega per la quale ha approntato i programmi elettorali in materia pensionistica.

Pubblicità

In questo caso, i soggetti sotto i 64 anni di età non potrebbero accedere alla misura. La quota 100 comunque dovrebbe essere una misura opzionale, cioè dovrebbero essere i lavoratori a scegliere se utilizzarla o meno, cioè se andare in pensione prima o attendere le soglie per le pensioni di vecchiaia e anticipata che dal 2019 subiranno lo scatto relativo all’aspettativa di vita.

Occorre ricordare infatti che dal prossimo 1° gennaio entrano in vigore la pensione di vecchiaia a 67 anni e la pensione anticipata con 43 anni e 3 mesi di contributi (un anno in meno per le donne). Riuscire a centrare la pensione con quota 100 al vantaggio relativo all’età di uscita, dovrebbe produrre lo svantaggio in termini di assegno pensionistico da incassare. Infatti si delinea l’ipotesi di penalizzare chi opterà per la quota 100, con un taglio dell’1,5 o del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni di età. Se passasse la quota 100 a 62 anni di età, per chi riuscirebbe a spuntare l’anticipo massimo che nel dettaglio è pari a 5 anni, subirebbe un notevole taglio di assegno. Basti pensare che per una pensione da 1.500 euro netti al mese, stando alle ultime ipotesi, con un taglio dell’1,5% al mese significherebbe perdere intorno alle 300 euro all’anno di pensione.