Chi conosce Jack Ma, l’uomo più ricco della Cina? Pochi sicuramente, ma sta di fatto che il magnate cinese, come ha raccontato al News York Times, ha deciso di lasciare il timone di Alibab la famosa piattaforma di e-commerce fondata da lui che vale oltre 400 miliardi di dollari ed è quotata a Wall Street.

Cosa c'entra Jack Ma con le Pensioni italiane? Nulla, se non fosse altro che nel dichiarare di voler lasciare il lavoro, ha detto di non voler morire in ufficio e la frase lo ha fatto diventare un mito per Alberto Brambilla, come lo stesso consulente della Lega in materia previdenziale ha dichiarato in un' intervista a Labitalia.

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Brambilla, presidente del Centro Studi Itinerari Previdenziali, è colui a cui si deve l’idea di quota 100, come sembra sarà inserita in Legge di Bilancio. Si tratta della quota 100 più agevole da coprire per il Governo, quella ricca di paletti e vincoli. Intervistato dal noto settimanale Panorama, Brambilla ha affrontato l’argomento previdenziale spaziando dalla “sua” soluzione di quota 100, agli esodati, dagli esuberi aziendali all’Ape sociale. La sua versione di quota 100, nonostante le recenti affermazioni di Matteo Salvini sulla misura libera e senza vincoli per tutti, probabilmente è quella che troveremo nella manovra Finanziaria.

Una misura con tre paletti e limiti

Come funzionerà quota 100 nel 2019? Alla domanda non è possibile dare ancora una risposta certa. Si sentono solo ipotesi, in attesa che ricominci il lavoro di stesura del pacchetto previdenziale della legge di Bilancio del governo giallo-verde. Per via delle coperture finanziarie necessarie per i provvedimenti, difficilmente la misura potrà nascere in maniera diversa da come da tempo l’ha predisposta Brambilla.

Per via delle altre urgenze che ha l’esecutivo, con in testa lo stop dell’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia e che potrebbe erodere più della metà dell’intera dotazione finanziaria della manovra, quota 100 nascerà (ipotizzare un passo indietro del Governo dopo le promesse della campagna elettorale sembra impossibile) in primo luogo con un vincolo di età ben preciso.

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Saranno tre le combinazioni possibili tra età e contributi per poter rientrare nella misura. In pratica, chi potrebbe lasciare il lavoro con quota 100? Lavoratori che tra età anagrafica e contributi previdenziali versati durante la vita lavorativa, raggiungono la quota 100. Questo però, contrariamente a quanto detto da Salvini, non sarà per tutti ma solo per chi ha compiuto almeno 64 anni di età. I contributi previdenziali utili devono essere quelli effettivi da lavoro, quelli da servizio militare e maternità e massimo due anni degli altri figurativi quali sono quelli per malattie, disoccupazioni e casse integrazioni.

Infine, la pensione erogata a chi opterà per quota 100 sarà calcolata interamente con il sistema contributivo, quello più penalizzante in termini di importo degli assegni che si andranno a percepire. Il tutto per limitare la platea di possibili richiedenti la quota 100 e per ridurre il surplus di esborso per la spesa previdenziale da parte dello Stato.

Altre ipotesi di riforma

Secondo Brambilla la stabilità di un sistema previdenziale è data quando per ogni pensionato ci sono 1,5 lavoratori in attività e che versano contributi.

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Per coprire la quota 100 bisogna rinunciare a qualcosa e sarà probabilmente l’Ape sociale ad essere sacrificata. Brambilla, come riporta il settimanale, prevede di sostituire l’Ape sociale con un fondo esuberi aziendali, sulla falsariga del fondo bancari che da anni funziona e che ha mandato in pensione dal 2000 circa 60 mila lavoratori.

Come funziona il fondo esuberi di cui parla Alberto Brambilla? Il fondo è finanziato interamente da lavoratori e aziende per cui lavorano, quindi sarebbe una operazione a costo zero per lo Stato. Secondo Brambilla, le regole di accesso al fondo sarebbero le medesime dell’Ape sociale, cioè una misura destinata a soggetti disagiati quali invalidi, con disabili a carico e con altre problematiche. Se l’Ape sociale era gestita dall’Inps per tutto il suo percorso, cioè dalla presentazione delle istanze e fino alla erogazione della pensione, con la misura sugli esuberi, la gestione passerebbe alla concertazione tra azienda e lavoratori (i sindacati come loro rappresentanti).

Verrebbero previsti tre fondi esuberi, cioè commercio, artigianato e industria e questi fondi si autofinanzierebbero con parte dei contributi previdenziali che le aziende versano già per i loro dipendenti. I lavoratori che lasceranno il lavoro con il fondo esuberi non riceveranno una pensione, ma sulla falsa riga dell’Ape sociale riceveranno un reddito ponte fino al raggiungimento dei requisiti di accesso per le loro pensioni. In cambio di questa possibilità, i lavoratori dovranno destinare due giorni di lavoro di pubblica utilità al proprio Comune di residenza.