Crescono i timori sull'avvio della procedura d'infrazione da parte dell'Unione Europea, dopo il pressing dei Paesi più intransigenti per l'applicazione del massimo rigore in merito alla tenuta dei conti pubblici. L'ottimismo che ha permeato la trattativa negli ultimi giorni si trova a confrontarsi con i rischi di un procedimento che potrebbe portare a sanzioni pesanti per il nostro Paese, sebbene la loro attivazione non sarebbe comunque immediata.

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Nelle scorse ore i due Vice Premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno sostanzialmente confermato l'avvio delle pensioni anticipate tramite la quota 100 e del reddito di cittadinanza, seppure con la disponibilità di limarne il peso per un importo complessivo di circa 4 miliardi. Un "sacrificio" che si spera non vada ad impattare eccessivamente sulle regole di accesso alle misure, ma che d'altra parte potrebbe essere considerato insufficiente dai tecnici europei, andando a ridurre il rapporto deficit / pil di appena lo 0,2% o lo 0,3% al massimo.

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Mentre dall'Europa si chiedeva uno sforzo almeno doppio (circa 8 miliardi), capace di portare la legge di bilancio 2019 al di sotto del deficit al 2%.

Manovra 2019, dall'UE arriva un ultimatum di 48 ore

Se il quadro appena delineato è già sufficiente per comprendere il momento di tensione vissuto dal Governo, non sembra aver aiutato l'atteggiamento espresso dall'Unione europea nelle ultime ore. Sulla legge di bilancio 2019 un'agenzia dell'ANSA sottolinea infatti l'avvio di un vero e proprio ultimatum di 48 ore, entro le quali l'esecutivo giallo - verde è chiamato a presentare le misure necessarie per evitare l'avvio della procedura d'infrazione.

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Pensioni

A fare da mediatore tra i Vice Premier e la Commissione Europea c'è il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che dopo aver incontrato negli scorsi giorni i sindacati vedrà nella mattina di domani il Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker. L'attesa di quest'ultimo è per l'ottenimento di "modifiche considerevoli" alla finanziaria, ma la sintesi politica evidenziata in precedenza fa temere che la risposta possa essere considerata insufficiente.

L'ipotesi di un tetto massimo alla quota 100 ed al Reddito di cittadinanza

Nel tentativo di tranquillizzare la controparte europea, i tecnici del Governo italiano avrebbero pensato anche ad una specifica clausola di monitoraggio e di congelamento delle due misure considerate come maggiormente onerose all'interno della finanziaria, ovvero la quota 100 ed il reddito di cittadinanza. Nella pratica, potrebbe essere messo in atto un meccanismo in grado di allungare le finestre di uscita nel caso in cui all'Inps arrivassero più richieste di quelle che sarebbe possibile gestire.

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In questo modo, la finestra di giugno potrebbe essere spostata a settembre e così via, al fine di garantire la tenuta dei conti (seppure trasformando l'opzione di prepensionamento in una specie di fondo a rotazione). Resta però da comprendere se tutto questo basterà a calmare le ansie dei tecnici internazionali in merito alla tenuta dei nostri conti pubblici.

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