Si avvicina il Congresso nazionale della CGIL che dopo un percorso durato oltre sei mesi sta per giungere alla propria assise finale, in programma a Bari dal 22 al 25 gennaio. Il principale sindacato italiano dovrà, fra le altre cose, eleggere il proprio nuovo segretario generale. Finirà infatti dopo otto anni la guida di Susanna Camusso, che era in carica da fine 2010 e non è più rieleggibile.

Per la segreteria della CGIL è corsa fra Colla e Landini

I nomi in campo per la sua successione sono due: Maurizio Landini, ex segretario della FIOM, che da tempo ha incassato anche la "benedizione" della stessa Camusso, e Vincenzo Colla, ritenuto più moderato e riformista, il quale ha esplicitato da poche settimane la propria volontà di provare a correre per la leadership del sindacato di Corso d'Italia.

Mai come stavolta la corsa alla segreteria generale pare incerta, se è vero che peraltro non si era mai arrivati prima d'ora al Congresso nazionale senza una candidatura unitaria maturata da tempo. Anzi, stavolta potrebbe essere una corsa sul filo del rasoio fra due candidati.

In queste settimane circolano, seppur non da fonti ufficiali, numeri fra loro diversi riguardo a chi possa ad ora essere in vantaggio in termini di delegati al Congresso fra Colla e Landini: da entrambe le parti si sostiene di avere un certo vantaggio rispetto al competitore.

Va ricordato che i delegati al Congresso di Bari saranno in tutto 866, fra essi circa 650 sono già stati eletti in occasione dei congressi regionali e di quelli nazionali delle varie categorie di lavoratori: FILCAMS, FP, FIOM, FILLEA, FLAI, FLC, FILCTEM, FILT, SLC, FISAC e NIDIL.

I pensionati dello SPI saranno decisivi

Mancano all'appello però i pensionati dello SPI, che si riuniranno nel proprio congresso nazionale proprio in questi giorni: al Lingotto di Torino dal 9 all'11 gennaio.

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Essi nonostante abbiano circa il 48% degli iscritti complessivi della CGIL esprimeranno una percentuale assai inferiore di delegati al congresso nazionale, pari comunque a oltre 200 unità. Ma tradizionalmente il sindacato dei pensionati, per una consolidata prassi interna, cederà il 25% di questi delegati in Quota di Solidarietà alla confederazione, ovvero a tutte le altre categorie.

Va precisato che la grande maggioranza dello SPI, guidato da Ivan Pedretti, pare orientata appoggiare la candidatura di Vincenzo Colla a segretario generale.

Motivo che rende particolarmente importante capire non solo come andrà il congresso dei pensionati CGIL a Torino, ma anche come saranno definiti i nominativi da essi "ceduti" in solidarietà alle altre categorie di lavoratori. Non è escluso che alla fine lo SPI possa scegliere di "azzerare" il peso della Quota di Solidarietà ripartendo i delegati tra i due candidati, metà a Colla e metà a Landini.

Ma anche se così fosse l'elezione a segretario generale di Maurizio Landini, che da più parti anche sui media viene data per certa, ancora non sarebbe così blindata e potrebbe essere anzi in bilico fino al voto finale a Bari.

Al congresso nazionale parteciperanno anche 18 delegati espressione della minoranza di sinistra interna, ovvero "Il sindacato è un'altra cosa", mozione che aveva come prima firmataria Eliana Como e che ha raccolto circa il 2% dei voti nelle assemblee locali. Essa ha esplicitamente indicato da tempo di ritenersi alternativi sia a Colla che a Landini e non sosterranno nessuno dei due.

Il Congresso eleggerà l'Assemblea nazionale che poi sceglierà Segretario generale e segreteria nazionale

Vanno però fatte altre precisazioni numeriche importanti.

Non sarà l'intera platea degli 866 del Congresso di Bari ad avere formalmente il diritto di eleggere il nuovo segretario generale della CGIL. Da Statuto infatti tale figura viene votata solo dall'Assemblea generale, i cui componenti sono appunto eletti dal Congresso. Sarà quindi un organo più ristretto, ma comunque di alcune centinaia di persone, a decidere chi la spunterà fra Colla e Landini.

Ricordiamo che diventa segretario generale chi ottiene almeno il 51% degli aventi diritto di voto. Non solo: per eleggere la segreteria nazionale occorre una maggioranza ancora più ampia, ovvero il 75% dei voti dell'Assemblea. Motivo che potrebbe "costringere" il nuovo segretario, chiunque sia, a dover mediare anche con l'altro candidato per eleggere la segreteria.

Inoltre resta il fatto che il futuro nuovo segretario, se davvero dovesse essere eletto con una maggioranza piuttosto ridotta, si troverebbe a essere il primo leader della storia della CGIL a non avere dalla sua parte una fetta consistente dei delegati. Situazione che sul piano "politico" non sarebbe certo un punto di forza per il più grande sindacato italiano, di fronte alle prossime sfide sociali ed economiche imposte dal mondo del lavoro in questo momento particolarmente delicato.

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