Si attende ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto su reddito di cittadinanza e Quota 100 approvato lo scorso giovedì dal Consiglio dei ministri. Il decreto legge, infatti, attende la firma del presidente della Repubblica e la successiva entrata in vigore. Numerose novità sono contenute in esso come l'ampliamento del diritto al pensionamento per le lavoratrici che decideranno di beneficiare dell'Opzione Donna.

Con il decretone si estende la platea

Come ormai tanti sanno, il diritto per il pensionamento anticipato con le norme del regime sperimentale donna era riservato alle lavoratrici autonome nate nel 1957 e alle lavoratrici dipendenti nate nel 1958 che alla data del 31 dicembre 2015 erano in possesso di almeno 35 anni di versamenti contributivi.

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Tuttavia, la nuova legge ha provveduto a estendere il diritto anche alle lavoratrici che sono in possesso di almeno 58 anni di età anagrafica, se dipendenti, e 57 anni di età, se autonome, oltre ad avere versato 35 anni di contribuzione effettiva; i requisiti, però, dovranno essere raggiunti alla data del 31 dicembre 2018.

Con le nuove regole, quindi, potranno richiedere il pensionamento anticipato con il regime sperimentale donna le lavoratrici dipendenti nate entro il 1960 e le autonome nate entro il 1959 visto che, il cosiddetto decretone ha provveduto ad allargare ulteriormente la platea delle potenziali beneficiarie.

Con ricalcolo contributivo decurtazione del 30%

Stando a quanto contenuto nel maxi decreto che darà attuazione alle norme della legge di Bilancio, però, le lavoratrici dipendenti dovranno aspettare altri 12 mesi che è il tempo che intercorre fra la maturazione dei requisiti e la decorrenza della pensione, mentre le lavoratrici autonome potranno richiedere il pensionamento dopo 18 mesi. Tuttavia, per tutte le categorie delle aventi diritto, è previsto il ricalcolo dell'assegno previdenziale secondo il metodo contributivo che potrebbe comportare una decurtazione pari al 30% sull'importo che si andrà a percepire.

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Le novità riguarderebbero anche il sistema delle uscite anticipate con Quota 100, che garantisce maggiore flessibilità a partire dai 62 anni di età anagrafica unitamente ai 38 anni di anzianità contributiva; tale misura, però, potrebbe rivelarsi penalizzante per le lavoratrici che molto spesso sono oggetto di carriere discontinue e che difficilmente raggiungerebbero i requisiti.