Differenze di genere tra uomini e donne e assenza di autonomia finanziaria sono problematiche che nel nostro Paese appaiono molto evidenti quando si parla di lavoro, soprattutto al femminile. Problema che diventa ancora più evidente se si ragiona in materia previdenziale. Secondo gli ultimi report dell’Istat, addirittura oltre il 18% di quelle che hanno una età pensionabile non percepisce niente da parte dell’Inps come pensione. È quanto emerge da un recente articolo del quotidiano Il Sole 24 Ore che fa una approfondita analisi prendendo spunto dal rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica sulle Pensioni erogate nel 2017.

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In un periodo storico in cui si fa un gran parlare di pensioni al femminile, con alcuni emendamenti al decreto pensioni che mirano ad agevolare l’uscita dal lavoro delle donne con le nuove misure, offrendo sconti in termini di requisiti per chi ha avuto figli, il report dell’Istat avvalora la tesi della discriminazione di genere in campo pensionistico.

Perché molte donne restano senza pensione

Ad esclusione delle vedove, cioè di quelle che hanno perduto il marito e che prendono la pensione di reversibilità, l’autonomia in termini di assegno pensionistico per le donne è un problema reale.

In linea generale sono molte le donne che sacrificano e trascurano il proprio lavoro e la propria carriera per la cura della famiglia e della casa. Accade spesso che nonostante molte donne abbiano lavorato, seppur a periodi alterni e senza aver raggiunto soglie di contributi versati tali da rientrare in una delle varie misure pensionistiche, restano senza pensione e senza alcuna copertura previdenziale. La colpa per così dire è del coniuge, perché la normativa vigente prevede che se il reddito del congiunto supera i 26.385,84 euro annui, alla moglie non spetta alcuna pensione.

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In pratica, a prescindere dal fatto che la donna abbia lavorato o meno e quindi abbia o no alcuni periodi di contribuzione versata, se il reddito del marito è piuttosto elevato, nulla spetta come pensione, in barba all’autonomia reddituale e di genere. I contributi versati vengono perduti se sono inferiori ai 20 anni previsti per la pensione di vecchiaia. Secondo Il Sole 24 Ore pertanto, il 18% delle donne con età utile alle pensioni, non riceve alcun trattamento da parte dell’Inps. In pratica il 18% delle donne dai 65 ai 79 anni rimarrebbe privo di copertura pensionistica previdenziale.

Differenze anche per quanto concerne gli importi

Le differenze di genere sono marcate anche se si guarda agli importi delle pensioni. Infatti anche in questo caso, le pensioni erogate agli uomini sono nettamente superiori come cifre a quelle delle donne. Questione di contributi versati perché nella realtà italiana, le donne che trovano lavoro o che ne trovano uno con il carattere della continuità sono una rarità. Alcune prestazioni che l’Inps eroga a chi detiene un assegno previdenziale inferiore al cosiddetto minimo vitale, cioè a 507,42 euro, sono integrazione al minimo e maggiorazione sociale.

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Proprio per via del fatto che le donne percepiscono spesso pensioni largamente inferiori come importo di quelle degli uomini, secondo l’Istat l’82% del totale di queste prestazioni erogate dall’Inps è appannaggio proprio delle donne pensionate. In pratica, in media le donne percepiscono pensioni più basse in misura pari al 60% di quelle che percepiscono mediamente gli uomini.