Oltre 60mila sono le domande di quota 100 già presentate in queste prime settimane di entrata in vigore della misura. Numeri importanti, anche se adesso bisogna vedere se tutti coloro che hanno presentato istanza, lasceranno davvero il lavoro. Questione di convenienza, perché le domande presentate in questi giorni, per molti sono state presentate solo per verificare se è possibile anticipare l’uscita dal lavoro con il nuovo strumento previdenziale e soprattutto, se davvero conviene in termini di assegno che si andrà a percepire.

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Infatti pur senza penalizzazioni insite nella misura, con gli assegni che verranno calcolati normalmente in base ai contributi versati ed al momento in cui sono stati versati, uscire con il nuovo canale prevede assegni di importo inferiore a quelli che si sarebbero dovuti percepire con le regole Fornero, ma lavorando ancora diversi anni.

Domande dal Sud e dagli statali

Contrariamente alle ipotesi immediatamente successive al varo di quota 100, la stragrande maggioranza delle domande provengono dal Sud Italia.

L’identikit del prototipo di lavoratore che avrebbe potuto sfruttare la quota 100 infatti era il lavoratore delle aree maggiormente ricche dello stivale, cioè il Nord, dove comunemente è più facile trovare lavoro stabile e duraturo. Invece, poco meno della metà delle domande presentate in queste settimane proviene proprio dal Mezzogiorno, area della penisola dove sono largamente inferiori numericamente, i pensionati che escono con le Pensioni di anzianità. Una sorpresa che è stata evidenziata chiaramente dal Centro studi e ricerche itinerari previdenziali.

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In linea con le attese invece è il numero di richieste da parte dei lavoratori statali, che comunemente hanno carriere lavorative continue e lunghe che sono uno dei fattori più importanti per una misura che prevede l’uscita a partire dai 62 anni, ma con almeno 38 anni di contribuzione versata, cioè un periodo di lavoro piuttosto lungo che per esempio, taglia fuori molte lavoratrici che statisticamente hanno maggiori difficoltà a trovare lavori duraturi.

Poco appeal per i vicini alle pensioni di vecchiaia

Essendo stato reso noto dall'Inps il numero delle domande già presentate, si può approntare un primo bilancio della misura e dell’appeal che essa ha nei confronti dei lavoratori.

Gli statali che hanno già prodotto la richiesta al 22 febbraio sono 23mila, con i dipendenti del settore privato che si sono fermati a 22mila e gli autonomi ad 11mila. Il dato più evidente in termini di convenienza è quello che segna a 13mila le domande pervenute da soggetti over 65 di età. Si tratta di quella parte di lavoratori che ormai è discretamente vicina alla pensione di vecchiaia a 67 anni. La quota 100 prevede il calcolo della pensione in base ai contributi versati il giorno dell’uscita dal lavoro ed è automatico che l’assegno sarà inferiore a quello che si percepirebbe lavorando ancora ed aspettando i 67 anni di età.

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Inoltre la pensione sarà erogata con il montante dei contributi passato con dei coefficienti di trasformazione che sono ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni, sempre più penalizzanti. Evidente che il lavoratore ormai prossimo alla pensione ha meno attrazione verso la misura, optando per aspettare la canonica età pensionabile e percepire il massimo di pensione possibile. L’assegno sarà calcolato con gli stessi sistemi oggi vigenti per qualsiasi altra misura previdenziale ad esclusione di opzione donna dove è previsto il ricalcolo contributivo della pensione. Per chi ha già 18 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, tutti i periodi di lavoro fino a fine 2011 sfrutteranno il vantaggioso calcolo retributivo. Per coloro che invece hanno meno di 18 anni prima del 1996, il retributivo sarà utilizzato per i periodi fino al 31 dicembre 1995. Anche in questo caso è evidente che la misura troverà maggiore appetibilità nei cosiddetti retributivi, quelli con un'importante anzianità di lavoro prima del 1996. Un altro fattore da tenere presente è il divieto di cumulo con redditi da lavoro per tutti gli anni di anticipo. In pratica è fatto divieto a chi prenderà la pensione con la quota 100, di arrotondare lo stipendio con altri redditi da lavoro ad esclusione di quelli contemplati dall’ex articolo 2222 del Codice civile, cioè i lavori autonomi occasionali ed entro il tetto dei 5.000 euro. Chi pensava di lasciare il lavoro con la quota 100 e continuare a lavorare dovrà cambiare programma anche se l’uscita in giovane età permetterebbe di restare ancora attivi. La convenienza a quota 100 si matura con gli anni, perché la misura diventa vantaggiosa nel lungo periodo. Uscire prima dal lavoro significa in teoria, cioè vivendo in linea con l’aspettativa di vita Istat (83 anni di media, 81 per gli uomini ed 84 per le donne), percepire la pensione per più anni. Evidente che chi ha 65 anni già compiuti, uscendo dal lavoro solo due anni prima, potrebbe non fare in tempo ad ammortizzare la riduzione di assegno ottenuta con quota 100.