Lo chiamano prelievo forzoso ed è quello che accadrà a giugno a molti pensionati italiani. Il prossimo mese sarà un mese piuttosto particolare per i pensionati che andranno ad incassare i ratei di pensione spettanti. Parte infatti il contributo di solidarietà previsto dalla legge di Bilancio di inizio 2019 e contemporaneamente parte l’operazione recupero dei soldi che l’Inps ha erogato in più ai pensionati nei primi 3 mesi dell’anno 2019.

Tradotto in termini pratici, a giugno molti pensionati troveranno ratei di pensione più bassi di quelli che hanno percepito fino a maggio. Anche l’Inps ha confermato questo spiegando nello specifico i tagli che arriveranno sulle Pensioni, come verranno calcolati e perché vengono imposti. Il tutto con la circolare n° 62 del 7 maggio scorso.

Il problema perequativo

L’approvazione tardiva della legge di Bilancio è la causa del conguaglio che l’Inps chiederà ai pensionati con assegni previdenziali sopra 3 volte il minimo.

Con il via libera alla manovra finanziaria arrivato solo la sera del 30 dicembre 2018, l’Inps nei primi mesi del 2019 ha dovuto calcolare la rivalutazione delle pensioni al tasso di inflazione in misura piena, con un meccanismo che già si sapeva, sarebbe stato superato da quanto introdotto dalla nuova legge di Stabilità. Da aprile sempre l’Inps ha provveduto a recepire quanto previsto in manovra ri-adeguando le pensioni secondo il nuovo sistema varato dal governo.

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Pensioni

In pratica solo ad aprile questi pensionati hanno ricevuto gli importi giusti ed indicizzati all’inflazione per l’anno 2019. Nei primi tre mesi del 2019 invece hanno avuto più del dovuto e adesso i soldi vanno restituiti e proprio a giugno scatterà la restituzione. Il tasso di inflazione che l’Istat ha confermato è pari all’1,1%. Le pensioni ad aprile sono state rivalutate, partendo dagli importi che si percepivano fino a dicembre 2019, in base a sette fasce senza scaglionamento, cioè con aliquote applicate su tutto l’importo delle pensioni e non sulla quota di pensione di ogni scaglione.

Questa una delle grandi differenze penalizzanti per i pensionati con assegno superiori a 3 volte il minimo. Si è passati da tre fasce con indicizzazione al 100%, al 90% ed al 75%, rispettivamente per assegni fino a tre volte il minimo, tra tre e 5 volte il minimo e sopra le 5 volte, a 7 fasce dal 100% al 40% per quelle sopra 9 volte il trattamento minimo. Evidente che la riduzione di indicizzazione è tanto più alta quanto più alta è la pensione.

Il trattamento minimo 2019 è pari a 513,01 euro e pertanto solo le pensioni fino a 1.539,03 euro lordi al mese, cioè più o meno 1220 euro netti non subiranno alcun cambiamento perché si sono adeguate al 100% del tasso di inflazione sia a gennaio che ad aprile. Per le altre invece netta riduzione soprattutto sulle pensioni più elevate.

Le istruzioni Inps sul calcolo del contributo di solidarietà

In tema di pensioni alte anche l’altro fardello che molti pensionati troveranno a giugno, cioè il via al contributo di solidarietà.

Si tratta del taglio delle pensioni d’oro di cui da tempo si parla e che verrà imposto con il sistema del contributo per detonare il pericolo di incostituzionalità del taglio. Infatti in passato la Corte Costituzionale ha sempre accettato per lecito un taglio di pensione sotto forma di contributo di solidarietà, soprattutto se varato per un determinato e circoscritto periodo temporale, piuttosto che un taglio lineare di pensione.

Il contributo di solidarietà del governo attuale ha decorrenza gennaio 2019 e validità per 5 anni, cioè fino a dicembre 2023. Le pensioni colpite dal taglio sono quelle superiori a 100.000 euro lordi al mese, ma solo sulla parte che eccede questa soglia. Lo spiega nello specifico l’Inps nella circolare 62 di martedì 7 maggio 2019. Il meccanismo impostato dall’Inps sarà a scaglioni e parametrato sugli importi delle pensioni. Per fugare dubbi occorre sottolineare che la soglia di 100.000 euro va misurata inserendo nel calcolo tutti i trattamenti liquidati dalle diverse gestioni Inps, ma solo se una parte di queste pensioni è stata liquidata con il sistema retributivo, perché gli assegni previdenziali contributivi vengono salvaguardati dal taglio.

Il taglio si applicherà sulle pensioni lorde e seguirà questo schema:

  • Contributo del 15% sulla parte di pensione che va da 100.000 a 130.000 euro;
  • 25% da 130.000 a 200.000 euro;
  • 30% da 200.000 a 350.000 euro;
  • 35% da 350.000 a 500.000 euro;
  • 40% sopra i 500.000 euro.

Quindi un pensionato con trattamento lordo frutto di diverse pensioni da diverse casse previdenziali che in totale ha 140.000 euro di assegni previdenziali lordi al mese da giugno percepirà 7.000 euro lordi in meno di pensione frutto del 15% sui primi 30.000 euro eccedenti i 100.000 euro di soglia ed il 25% dei restanti 10.000 euro di eccedenza.

A giungo poi dovrebbe partire l’ennesimo conguaglio relativo stavolta proprio al contributo di solidarietà. La novità infatti avrà decorrenza gennaio 2019 e pertanto occorrerà restituire all’Inps i soldi di taglio non ricevuto a gennaio, febbraio, marzo, aprile e maggio 2019. Su questo conguaglio la circolare Inps non spiega la modalità di rientro, ma trattandosi di cifre che potrebbero essere molto rilevanti, ipotizzare una rateizzazione spalmata su più mesi è ipotesi concreta. Il pensionato dell’esempio precedente infatti sarebbe già in debito per 35.000 euro, perché i 7.000 euro di riduzione di pensione per il contributo di solidarietà sarebbe dovuta essere applicata anche nei primi 5 mesi dell’anno.

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