Un nuovo provvedimento inserito nel decreto crescita ormai convertito in legge va a riscrivere parzialmente il Jobs Act di Matteo Renzi per quanto riguarda i contratti di solidarietà espansiva per le aziende. Da adesso questi contratti vengono sostituiti dal contratto di espansione che mette in campo diverse agevolazioni per le aziende ma anche per i lavoratori dipendenti delle aziende stesse. Le novità riguardano aziende con almeno 1.000 dipendenti in organico che decidono di avviare un percorso di riorganizzazione, sviluppo tecnologico, sviluppo digitale, pensionamenti anticipati e nuove assunzioni.

Per i dipendenti nasce un'importante novità in materia previdenziale, cioè la pensione ben 5 anni prima dei 67 anni previsti dalla normale pensione di vecchiaia o dai 42 anni e 10 mesi di contributi (per le donne 41 anni e 10 mesi) per le anticipate. Un maxi scivolo che potrà essere fruito solo a determinate condizioni.

Il meccanismo

Un'indennità commisurata alla pensione lorda che si sarebbe percepita alla data di cessazione del rapporto di lavoro, questo ciò che prevede il maxi scivolo che durerà quindi massimo 5 anni, cioè dai 62 ai 67 anni.

Una soluzione flessibile sia come età che come misura perché nel decreto crescita per il maxi scivolo viene previsto che si possa optare anche per una riduzione del 30% dell’orario di lavoro durante i 5 anni di anticipo previsti. Ricapitolando, per il biennio di sperimentazione previsto, cioè per il 2019 ed il 2020, i vecchi contratti di solidarietà espansiva vengono sostituiti dal contratto di espansione e per tutti i lavoratori che si trovano a non più di 5 anni dalla pensione si potrà scegliere tra una riduzione di orario di lavoro o un autentico prepensionamento.

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Pensioni

Durante questo quinquennio, per chi riesce ad uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, l’azienda erogherà una indennità di importo pari alla pensione lorda maturata fino alla data in cui si esce effettivamente dal rapporto di lavoro. In pratica dalla data di uscita fino al compimento dei 67 anni molti lavoratori di aziende con più di 1.000 addetti potranno ottenere questo indennizzo mensile da parte dell’azienda stessa che di fatto accompagnerà questi lavoratori al raggiungimento della loro vera pensione.

Come funziona e i requisiti

Allo scivolo potranno accedere solo i lavoratori dipendenti di aziende con più di 1.000 addetti e con contratto di espansione. Lo scivolo è consentito se il lavoratore si trova a non più di 60 mesi dal raggiungimento delle soglie di accesso alla vera pensione lui spettante. È altresì necessario che il dipendente abbia già raggiunto il requisito contributivo minimo per accedere alla pensione, quindi per esempio, i 20 anni minimo di versamenti previdenziali previsti dalla pensione di vecchiaia.

L’indennizzo è pagato dall’azienda che senza necessità di modifiche particolari al suo statuto, potrà optare per utilizzare i fondi di solidarietà costituiti già o da costituirsi. Lo scivolo come detto è opzionale perché deve essere il dipendente a richiederlo. Il contratto di espansione altro non è che una possibilità offerta alle aziende di provvedere più facilmente ad assunzioni di nuovo personale in sostituzione di quello più anziano, che l’azienda stessa ha necessità di mettere a riposo o di modificare le mansioni o la durata della giornata lavorativa.

Necessario accordo aziende-sindacati-Ministero

Lo scivolo riguarda lavoratori di aziende con contratto di espansione. Tale contratto va stipulato dopo accordo tra azienda, Ministero del Lavoro e parti sociali. Il contratto deve prevedere da parte dell’azienda un piano di assunzioni di personale più giovane. È necessario nel documento inserire quindi il numero di assunzioni che si metteranno in atto che deve essere identico al numero di vecchi dipendenti a cui si offre lo scivolo o la riduzione di orario di lavoro. Deve essere riportato inoltre lo specifico contratto che si andrà a far sottoscrivere ai nuovi addetti che deve essere necessariamente a tempo indeterminato o di apprendistato professionalizzante.

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