Nella giornata di ieri il confronto tra governo e sindacati sul capitolo della riforma previdenziale è proseguito a Lecce durante le Giornate del Lavoro. Alla manifestazione erano presenti sia il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che il Segretario Generale della Cgil Maurizio Landini. È così che i rispettivi interventi sono risultati ricchi di spunti per chi attende delle risposte in merito al delicato capitolo della flessibilità pensionistica e dell'allentamento delle attuali regole di accesso all'Inps.

Il Premier Giuseppe Conte e le dichiarazioni sulla conferma della quota 100

Dal palco, il Presidente del Consiglio torna a confermare la prosecuzione della quota 100 fino al termine della sperimentazione, dopo che nelle scorse settimane si erano susseguite le ipotesi circa una sua possibile cancellazione. Allo stesso tempo, Conte evidenzia anche i limiti della misura e la necessità di ripensare il sistema pensionistico attraverso un intervento diverso.

Infatti, secondo il Premier la "quota 100 è una misura temporanea, introdotta per sanare una ferita, un vulnus". Per questo motivo, "sarà mantenuta, ma non è la panacea dei problemi del sistema pensionistico".

Il nuovo affondo di Landini sulla legge Fornero e sull'opzione donna

Sulla stessa linea di pensiero sembra essere posizionato anche il Segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che ha evidenziato i limiti dell'opzione di flessibilità previdenziale.

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Pensioni

Secondo il sindacalista, la quota 100 "non ha risolto il problema della revisione della legge Fornero", un tema che continua a restare aperto e che quindi deve ancora essere oggetto di discussione. Si ricorda che la quota 100 permette attualmente l'accesso anticipato alla pensione a partire dai 62 anni di età e 38 anni di contribuzione, accettando però la non cumulabilità con altre redditi da lavoro (dipendente o autonomo).

Restano possibili attività occasioni, purché non producano un reddito superiore a 5mila euro lorde annue. Stante la situazione appena descritta, Landini ricorda il problema delle differenze di genere per le donne e le difficoltà che quest'ultime devono affrontare per poter ottenere l'agognata quiescenza. "C'è l'opzione donna, ma è abbastanza penalizzante" ha quindi evidenziato l'esponente della Cgil, suggerendo quindi di "riconoscere un anno di contributi per ogni figlio".

Infine, tra i provvedimenti da attuare risulta necessario garantire maggiori tutele in favore dei giovani inseriti nel sistema contributivo puro, che vivono oggi una situazione lavorativa precaria e che rischiano domani di trovarsi con assegni da poche centinaia di euro. Per questa specifica problematica secondo la Cgil la soluzione va trovata nell'avvio di "una pensione di garanzia".

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