Ieri il governo Conte bis ha superato il primo step a Montecitorio, ottenendo la fiducia (scontata) della Camera dei Deputati. Il premier Conte nel suo lungo discorso durato 90 minuti, e poi nella replica da 45, ha affrontato tutti i temi più importanti di quelli inseriti nella nota programmatica di Pd, Movimento 5 Stelle e Leu, cioè della nuova maggioranza. Anche il reddito di cittadinanza è stato un argomento toccato dal Presidente del Consiglio Conte.

Una cosa che è balzata subito agli occhi però è stata l'assenza di passaggi sulla Quota 100. Conte non ha affatto parlato di Pensioni e della misura che il suo primo governo, quello con la Lega, ha varato. Eppure, nella discussione alla Camera, tra interventi e dichiarazioni di voto, la Quota 100 è stata nominata diverse volte sia da forze di maggioranza (per esempio D'Uva per il Movimento 5 Stelle) che di minoranza (dura la dichiarazione di voto leghista del capogruppo Molinaro).

Quota 100 è uno degli argomenti più spinosi che il nuovo governo deve affrontare, perché sembra che le posizioni in seno alla maggioranza siano differenti. Il quotidiano "Il Sole 24 Ore" oggi ha prodotto un articolo che partendo dalla giornata di ieri, spinge ad ipotizzare che l'idea di fondo sia quella di bloccare la misura un anno prima del previsto.

I numeri Inps su Quota 100

Su Quota 100 nelle ultime giornate va riportata la presa di posizione dell'ex Ministro dell'Economia, Padoan che ha confermato la sua contrarietà alla misura.

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Pensioni

"Quota 100 è dannosa e bisogna farla morire", queste le parole dell'ex titolare del Mef. Tra l'altro il fatto che la misura non stia raggiungendo i risultati ipotizzati dal precedente esecutivo giallo-verde vengono confermati dall'Inps. Sono solo 176.000 le istanze di Quota 100 che sono pervenute all'Istituto dall'inizio della sperimentazione ad oggi, nel trimestre estivo appena passato sono pervenute all'Inps solo 34.000 domande, circa 10.000 al mese, in netto calo rispetto ai primi mesi del 2019 quando la media si assestava introno alle 15.000 istanze.

Questo calo di domande e questi numeri largamente inferiori alle stime del primo governo Conte producono un considerevole risparmio in termini di stanziamenti.

Infatti la Quota 100, la misura di pensione anticipata con 62 anni di età e 38 anni di contributi, è stata varata come sperimentale e per tre anni, dunque le coperture della misura sono state predisposte a carattere triennale. Lo scarso appeal della misura, insieme a molti dubbi che la accompagnano in termini di bontà dello strumento, danno spazio alle ipotesi di un ritocco della misura nella prossima legge di Bilancio, soprattutto su spinta del Pd.

L'idea è di trovare misure differenti da Quota 100 per ridisegnare il sistema previdenziale, magari spingendo su misure da rendere strutturali come l'Ape Sociale e Opzione Donna. Quest'ultima addirittura, sembra in procinto di essere immediatamente trasformata da sperimentale in fissa, quindi già dalla ormai imminente manovra. Su questo argomento la spinta arriva proprio dai numeri che il Presidente dell'Inps ha fatto emergere ieri: Quota, 100 oltre che presentare numeri inferiori alle attese, dimostra che tra le categorie più penalizzate dal nuovo strumento ci siano proprio le donne.

Il 73% delle domande di Quota 100 arrivate all'Inps infatti proviene da lavoratori maschi, il che la dice lunga sulle problematiche che fin da subito si erano affacciate sulla misura tanto cara alla Lega. L'elevato numero di contributi richiesti, cioè almeno 38 anni, sono un ostacolo troppo arduo da superare per le donne che notoriamente hanno meno facilità dei colleghi maschi a trovare lavori continui e duraturi.

Ipotesi stop anticipato per Quota 100

Il fatto che il Presidente del Consiglio Conte abbia detto ieri, sul reddito di cittadinanza, che la misura non va fermata, anzi, implementata, mentre su Quota 100 non si sia per nulla speso, per molti è apparso come una apertura ad un restyling della misura. In pratica, se qualcosa verrà ritoccato, se dei soldi devono essere spostati da un capitolo di spesa ad un altro, come tra le righe sottolinea il Sole 24 Ore, oggi appare probabile che il portafoglio sia quello di Quota 100. Oltre che agli euro che si risparmieranno rispetto alle dotazioni 2019, per via del minor numero di domande pervenute all'Inps (circa la metà in meno), il quotidiano avanza l'ipotesi di uno stop anticipato al 2020. In pratica, la sperimentazione della misura, che sarebbe dovuta terminare nel 2021, potrebbe essere interrotta al 31 dicembre 2020. Si tratta di ipotesi e di indiscrezioni, anche se il 27 settembre prossimo c'è un appuntamento molto importante e soprattutto ufficiale che potrebbe scoprire le carte. Per quel giorno è prevista la canonica nota di aggiornamento del Def.

Come si sa, il Documento di Economia e Finanze è l'atto di governo più importante in materia economica e finanziaria, dopo la legge di Bilancio. In quella circostanza il nuovo esecutivo metterà nero su bianco i capitoli di spesa ed in base a cosa stanzierà per le pensioni si capiranno meglio gli orientamenti. Ieri sera il Movimento 5 Stelle in sede di dichiarazione di voto sulla fiducia al Conte Bis, con l'Onorevole D'Uva ha ribadito la volontà di non toccare la Quota 100. Adesso bisogna vedere se il muro reggerà, perché nel Pd il ritocco alla misura è una delle ipotesi più diffuse. Il Pd infatti punterebbe a rimettere in funzione il collegamento delle pensioni con l'aspettativa di vita che il precedente governo ha bloccato fino al 2026 (la pensione anticipata è stata congelata a 42 anni e 10 mesi). Oltre che puntare forte su Opzione Donna e Ape Social in seno al Partito Democratico, mettere mani a Quota 100 sarebbe auspicabile. Magari andando a cambiare la soglia minima dei contributi necessari portandola a 39, o innalzando l'età minima a 64 anni.

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