La spesa pensionistica dovuta al meccanismo della Quota 100 potrebbe comportare ingenti oneri per 63 miliardi di euro in 18 anni. Per questo motivo è ancora allo studio del governo giallo-rosso una revisione della misura voluta dalla Lega volta a limitare la spesa e a recuperare le risorse per evitare l'aumento dell'Iva.

La Ragioneria prevede un aumento di spesa a 63 mld

Stando a quanto stimato dalla Ragioneria generale dello Stato, infatti, la sperimentazione della Quota 100 porterebbe ad un ulteriore aggravio di 0,2 punti di Pil l'anno fino al 2036 con un conseguente onere che potrebbe raggiungere i 63 miliardi di euro.

Ciò è dovuto all'effetto dei nuovi pensionamenti anticipati a partire dai 62 anni di età anagrafica unitamente ai 38 anni di versamenti contributivi sbandierati dal precedente Governo Conte 1. Come riferito dal quotidiano economico "Il Sole 24 Ore", nel biennio 2020-2021, la maggiore incidenza della spesa pensionistica in rapporto del Pil ammonta a circa al 0,5% con una conseguente spesa pari a oltre otto miliardi di euro mentre a partire dal 2022 si potrebbe registrare una spesa pari al 15,9%.

"Lo scostamento rispetto al livello di spesa in rapporto al Pil che sconta la legislazione immediatamente previgente è particolarmente accentuato nei primi anni di proiezione", si legge dal dossier redatto dalla Ragioneria dello Stato.

Il cosiddetto decretone entrato in vigore lo scorso anno, inoltre, congela anche l'anzianità rispetto all'andamento della speranza di vita bloccando i requisiti a 42 anni e 10 mesi di contribuzione (se uomini) e a 41 anni e 10 mesi per le lavoratrici.

Si studia una revisione della Quota 100

Per questo motivo, il sistema della Quota 100 resta ancora incerto: l'esecutivo giallo-rosso sta studiando diverse ipotesi per alleviare gli effetti della misura nel medio-lungo periodo e contenere i costi garantendo maggiore stabilità economica.

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Pensioni

In primo luogo, si pensa alla cancellazione della misura sbandierata dalla Lega con un anno di anticipo rispetto al termine della sperimentazione e, in questo caso, andrebbero penalizzati i lavoratori nati nel 1958 visto che l'uscita verrebbe rinviata di altri cinque anni. Inoltre, ci sarebbero anche altre ipotesi che mirano all'incremento degli anni di contribuzione dai 38 previsti ai 39 anni con il passaggio alla Quota 101 o addirittura alla Quota 102.

Sul tavolo dell'esecutivo anche l'aumento dei requisiti anagrafici che passerebbero dai 62 ai 63 anni di età come proposto dall'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. In questo modo la Quota 100 potrebbe contenere i costi anche nel medio-lungo periodo.

Resta solo da capire quali saranno le intenzioni dell'esecutivo in vista della prossima Legge di Stabilità sulla quale si inizierà a lavorare ad ottobre.

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