Dopo l'allarme lanciato nella giornata di ieri dalla Ragioneria dello Stato sulle pensioni anticipate tramite quota 100, arriva a stretto giro la replica dei sindacati ed in particolare del Segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli. Il sindacalista ha ribattuto alle previsioni evidenziate dai tecnici contabili spiegando che "come al solito secondo noi sono sovrastimate".

Questo perché il quadro complessivo della situazione previdenziale italiana non verrà modificato dal nuovo provvedimento, anche se ci sarà "certamente nei prossimi anni un incremento della spesa" dovuto al peculiare contesto demografico del Belpaese.

In particolare, la RdS ha previsto una crescita della spesa di 63 miliardi di euro fino al 2036, cioè in circa 18 anni, con un peso di 0,2 punti percentuali sul Prodotto interno lordo. Mentre nel biennio 2020-21 i costi maggiori per le casse pubbliche dovrebbero corrispondere allo 0,5% del Pil. Dati che hanno fatto tornare la quota 100 al centro del dibattito pubblico circa un intervento restrittivo sul provvedimento.

Pensioni flessibili, per la Cgil il sistema resta in equilibrio

Dopo i rilievi della Ragioneria dello Stato sulla difficile prospettiva del comparto previdenziale Ghiselli tiene comunque a precisare che "il sistema è ampiamente in equilibrio" e che il dato risulterebbe ancora più evidente qualora si procedesse ad effettuare la separazione della spesa di natura previdenziale da quella assistenziale.

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Una richiesta, quest'ultima, che la piattaforma sindacale porta avanti ormai da tempo e che ritiene indispensabile per poter distinguere gli oneri del sistema pensionistico pubblico da "tutto quello che previdenza non è".

Uscite anticipate e quota 100: 'No a pretesti per modifiche restrittive'

Infine, per quanto concerne possibili modifiche alle Pensioni anticipate tramite quota 100, il Segretario confederale mette in guardia contro eventuali interventi restrittivi.

"Non si possono prendere a pretesto i dati per bloccare quota 100" spiega Ghiselli, ricordando in ogni caso che già oggi il provvedimento risulta fortemente sottoutilizzato rispetto a quelle che erano le stime iniziali da parte dell'esecutivo. Un fenomeno che era stato già previsto dal sindacato e che ora trova conferma nei numeri. Ma per l'esponente della Cgil le argomentazioni diffuse dalla Ragioneria dello Stato non possono essere utilizzate nemmeno come pretesto "per bloccare la quota 100" o "per fare altri interventi restrittivi sulla previdenza, che al contrario necessita di una vera riforma" in grado di superare gli effetti della legge Fornero "che il precedente governo ha lasciato inalterata".

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