Salta la trattativa per il salvataggio della Pernigotti, l'azienda di Novi Ligure (Alessandria) chiusa dallo scorso novembre. A pochi giorni dalla scadenza fissata per la firma del contratto, prevista per il prossimo 30 settembre, il gruppo turco Toksoz proprietario dello storico marchio dolciario ha fatto sapere alla cooperativa torinese Spes di voler recedere dal preliminare stipulato ai primi di agosto, che avrebbe dovuto rilanciare la produzione del settore cioccolato-torrone dello stabilimento.

La notizia, accolta come una "doccia fredda" dalla Spes, arriva a poche ore dalla rottura di un'altra trattativa, quella tra lo stesso Gruppo Toksos e l'imprenditore Giordano Emendatori per l'acquisizione da parte di quest'ultimo del comparto gelati, sempre a marchio Pernigotti. A rischio dunque l'intero piano di salvataggio della fabbrica annunciato a inizio estate dall'ex ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio.

Spes: delusione e rammarico

Antonio Di Donna, presidente della Spes, sottolinea come, anche senza comunicazione ufficiale, risultava ormai scontato che l'accordo tra Emendatori e Pernigotti fosse a rischio.

La cooperativa sperava però che si potesse chiudere positivamente l'intesa Pernigotti - Spes nel rispetto degli impegni presi il mese scorso. A tre giorni dalla firma ufficiale, invece, dopo che per settimane un pool di legali e consulenti di entrambe le società aveva lavorato alla stesura definitiva dell'accordo, è giunta la notizia del recesso, che rimette in discussione il futuro della Pernigotti e dei suoi lavoratori.

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Il piano prevedeva l'assunzione di tutto il personale, circa 150 addetti e puntava alla valorizzazione del territorio novese. Ora con delusione e rammarico Di Donna teme che tutto quello che aveva presentato una settimana fa ai lavoratori della Pernigotti resti solo un'illusione.

Il presidente della Spes annuncia che il 2 ottobre la cooperativa sarà comunque presente a Roma, alla riunione del Mise per capire le ragioni del fallimento della trattativa, nel rispetto dei lavoratori e delle istituzioni.

Si dice poi disponibile a riaprire le contrattazioni qualora ci fossero nuovamente i presupposti, perché è in gioco l'interesse di una comunità e l'opportunità per il rilancio del sito di Novi Ligure. Di Donna ribadisce la disponibilità della Spes ad un nuovo accordo purché si tracci un percorso che punti alla reindustrializzazione e stabilisca in modo chiaro impegni e tempi per la tutela di tutti.

In bilico l'accordo col Mise per l'ex Embraco

Per il Piemonte si tratta del secondo accordo siglato al Mise sotto la guida del pentastellato Di Maio a rischio fallimento. È in stallo infatti il riavvio produttivo dell'ex Embraco di Riva di Chieri, ad un anno dall'accordo con cui la multinazionale Whirpool ha ceduto l'impianto al gruppo Ventures. Il piano prevedeva la reindustrializzazione del sito per la produzione di robot da utilizzare per la pulizia dei pannelli solari e di biciclette ecologiche.

Ad oggi solo 187 dei 417 operai sono rientrati in fabbrica.

La Regione Piemonte si è schierata dalla parte dei lavoratori, offrendosi di pagare i pullman con cui la prossima settimana raggiungeranno la capitale per manifestare di fronte al Mise, il giorno dopo l'incontro per il salvataggio della Pernigotti.

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