Anche la nota di aggiornamento del Def è stata presentata dal nuovo esecutivo Conte bis. L'atto, che di fatto è quello propedeutico alla manovra di Bilancio che entro ottobre il governo dovrebbe presentare, sul tema previdenziale non ha prodotto novità. C'era attesa per capire come il governo avesse intenzione di intervenire sulle pensioni, soprattutto su quota 100 visto che le voci su ipotetici correttivi alla misura nelle ultime settimane si susseguivano in maniera costante. La quota 100, salvo colpi di scena nella legge di Bilancio, non verrà intaccata, ne come requisiti e nemmeno come durata.
La misura di pensione a 62 anni di età con 38 di versamenti contributivi resterà così come è stata predisposta nel decreto n° 4 del 28 gennaio 2019, convertito nella legge n° 26 del 28 marzo 2019. Nessuna modifica quindi nemmeno per la durata della fase di sperimentazione della misura che cesserà di esistere il 31 dicembre 2021. La fine della misura sembra cosa certa, perché difficilmente verrà rinnovata oltre la data di scadenza dal momento che su quota 100 le critiche e le contestazioni sono ancora oggi una costante. Tommaso Nannicini nella sua proposta di riforma, prodotta tramite un disegno di legge che ieri ha fatto il giro dei media, ha usato parole dure su questa misura, che oltre ad essere un semplice intervento tampone, rischia di lasciare sul campo forti penalizzazioni e discriminazioni tra contribuenti.
Occorre una vera riforma
Quota 100 anche per il senatore Nannicini, ex consigliere e sottosegretario della Presidenza del Consiglio, ai tempi del governo di Matteo Renzi e poi di Paolo Gentiloni, tutto è tranne che un intervento riformatore che serve a cancellare la riforma Fornero. Lo spiega a chiare lettere nel suo disegno di legge nel quale sprona il governo a non dormire sugli allori, cioè a non attendere che scada quota 100 per intervenire a riformare il sistema. Secondo Nanninici infatti la quota 100 è uno dei tanti interventi tampone che si sono susseguiti nel tempo dopo il 2012, quando di fatto la legge Fornero entrò in vigore. Innanzi tutto la misura è servita e servirà solo per mandare in pensione una piccolo platea di lavoratori.
La misura si rivolge a persone che hanno un discreto numero di contributi (di anni ne servono almeno 38). Si tratta della prima forte discriminazione tra lavoratori che la misura crea. Una misura che sembra calzare a pennello solo per lavoratori con redditi importanti che stando alle statistiche, sono in maggioranza in occupazione nel Nord Italia. Penalizzati quindi soggetti che non sono riusciti ad avere carriere lavorative costanti e continue, in primo luogo le donne, gli stagionali, gli edili e gli agricoli. Bisogna intervenire utilizzando la pensione contributiva come strumento di accesso alla quiescenza flessibile. Nel disegno di legge Nannicini propone di portare a 64 anni l'età pensionabile per chi opterà per il sistema di calcolo contributivo della pensione o per chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996.
Questo fermo restando il raggiungimento della contribuzione minima di 20 anni.
Dal 2022 resta solo la Fornero
Alle discriminazioni di oggi, che provengono dalla struttura normativa di quota 100, se davvero la misura cesserà di esistere dal 1° gennaio 2022 si produrranno discriminazioni ancora maggiori. Un lavoratore di 62 anni compiuti entro il 31 dicembre 2021 e che alla stessa data ha completato i 38 anni di contributi, potrà così uscire dal lavoro con quota 100, addirittura con 5 anni di anticipo (potrebbero essere di più per via dell'aspettativa di vita) di un quasi coetaneo che compie i 62 anni magari a gennaio 2022. Infatti stando alla situazione previdenziale odierna, senza interventi previdenziali seri, dal 2022 la via di uscita per chi non è riuscito a rientrare, come età o come contributi, in quota 100 sarà la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata con le regole Fornero e con gli adeguamenti all'aspettativa di vita.
Bisognerà quindi arrivare a compiere 67 anni di età che sono l'età anagrafica utile alle pensioni di vecchiaia, oppure arrivare a 42 anni e 10 mesi, che sono i contributi necessari per un lavoratore per la pensione anticipata.