Da qualche giorno l'ex consigliere economico del governo Renzi, Tommaso Nannicini, ha messo in rete su Facebook, un post in cui elenca la sua visione di riforma Pensioni. Sono punti contenuti in due disegni di legge che lo stesso Nannicini ha depositato in Parlamento da tempo. La proposta del senatore dem indica in particolare quattro punti.

Pensione a 62+30, per chi?

Secondo il senatore, bisogna smetterla con annunci da propaganda elettorale. Serve una riforma strutturale che guardi a soggetti disagiati e che non preveda regali a soggetti che non hanno bisogno di aiuto.

Il riferimento sottile è a quota 100, che secondo Nannicini è misura che offre solo un regalo a una piccola fetta di lavoratori. Si tratta di quelli che hanno avuto carriere continue e che sono riusciti ad accumulare i 38 anni di contributi che la quota 100 prevede. E non si tratta certo di soggetti bisognosi di aiuto, perché donne, invalidi, disoccupati, soggetti con disabili a carico e particolari categorie di lavoratori, sono esclusi da quota 100 perché fermati dai 38 anni di contributi richiesti.

Ecco quindi che Nannicini propone quota 92, misura che verrebbe destinata proprio a questi soggetti. Si andrebbe in pensione con 62 anni di età e con 30 di contributi, ma solo se appartenenti alle categorie prima descritte e che sono quelle coperte anche dall'Ape sociale. Tra l'altro occorre ricordare che Nannicini fu uno dei soggetti politici che più hanno influito sul varo dell'Anticipo pensionistico. Fu il governo Gentiloni a portare a termine il varo dell'Ape social (e di quota 41 precoci), con Nannicini sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

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Pensioni

La quota 92 si inserirebbe quindi più o meno a metà tra quota 100, di cui prende l'età pensionabile a 62 anni e l'Ape social, da cui copierebbe la platea dei beneficiari.

Pensione contributiva a 64 anni per tutti

Quota 92 sarebbe destinata a disoccupati, disabili, caregivers e lavori gravosi come edili e agricoli. Nannicini però avrebbe anche una misura pensionistica aperta a tutti. Si tratta della pensione contributiva a 64 anni anni di età e almeno 20 di contributi. Una misura a cui verrebbe allineata anche opzione donna, l'attuale scivolo per lavoratrici a partire da 57 anni di età (58 per le autonome) e 35 di contributi.

Infatti nel suo post di Facebook, Tommaso Nannicini parla di pensione contributiva con "opzione uomo donna" a 64 anni. La misura comunque andrebbe a prevedere il ricalcolo contributivo della pensione. Si tratta di un sacrificio vero e proprio in termini di assegno pensionistico per chi sceglierà di lasciare il lavoro con opzione uomo donna.

Pensione di garanzia giovani e lavori di cura

La misura oggi conosciuta come opzione donna, che tra le altre cose, il governo Conte bis pare intenzionato a rinnovare, verrebbe inglobata nel progetto opzione uomo donna.

Una misura, la seconda, che prevedrebbe una età pensionabile nettamente più alta della prima. Si passerebbe dagli attuali 57/58 anni, ai 64 anche per le donne. Dal punto di vista dei contributi però il discorso si inverte. Dai 35 necessari per opzione donna si scenderebbe a 20 con la misura di Nannicini. Le donne sono al centro anche di un altro intervento promosso da Nannicini. Si tratta della valorizzazione dei lavori di cura, cioè dal gonfiare i contributi delle donne che spesso sacrificano carriere e lavori, per la cura dei loro figli, della loro casa e della famiglia in genere.

Infine, l'ultima proposta di Nannicini è quella sulla pensione di garanzia per i giovani. Essendo sempre più complicato trovare un lavoro stabile e duraturo, con disoccupazione e precariato sempre più diffusi, occorre fissare una pensione minima per i giovani di oggi, che anche per il senatore del PD, corrono il rischio di arrivare ad una pensione da fame in futuro.

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