Secondo una stima operata dalla Spi-Cgil di Roma Magliana il 30% dei pensionati iscritti alla sezione percepirebbe un assegno mensile inferiore a quello che, in realtà, gli si dovrebbe riconoscere per via dei diritti acquisiti. Una realtà che nasce dal fatto che, molto spesso, i pensionati non sono a conoscenza di situazioni che potrebbero comportare aumenti che non portano in tasca cifre enormi, ma comunque significative per chi non ha un'entrata mensile esorbitante.

La trasmissione di La 7 Di Martedì, ad esempio, ha reso pubblico il caso di una signora che prendeva meno di 700 euro e che, dopo un ri-conteggio, ha ricevuto un significativo rimborso degli arretrati e una somma aggiuntiva per il suo trattamento mensile. In particolare all'appello mancavano cifre riconducibili ad errori nel primo calcolo della pensione e ad incrementi maturati nel tempo.

Il patronato provvede a chiedere ricalcolo

Il servizio andato in onda, come detto, ha posto il proprio focus su una donna pensionata da dodici anni.

Il servizio della giornalista Silvia Ciuciolini ha avuto un titolo eloquente: "I diritti inespressi". Il caso in esame, tecnicamente, parla di una persona che ha lavorato per venticinque anni e che percepiva un assegno che non arrivava a 700 euro. La protagonista della vicenda aveva avuto il sospetto che ci fosse qualcosa di sbagliato nel suo trattamento pensionistico, poiché aveva notato come si trovasse, di fatto, a percepire una somma mensile simile a quella di altre persone a lei vicine che, invece, nel corso della loro vita erano state casalinghe.

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Questo l'ha spinta a recarsi presso un patronato e, tra errori ed incrementi maturati nel tempo e non liquidati, ha scoperto che il suo sospetto era fondato. Il ri-conteggio richiesto le ha dato modo di scoprire che, in questi anni, le era stato riconosciuto meno di quanto le sarebbe spettato. L'Inps, preso atto dell'errore, le ha rimborsato gli arretrati (circa 3000 euro) e le ha aumentato il trattamento mensile di 50 euro.

I pensionati non sanno spesso tutto quello che gli spetta

A parlare della situazione ai microfoni di La 7 è stato il Segretario della Spi Cgil di Roma Magliana, Salvatore Costa, che ha evidenziato come circa il 30% degli iscritti percepiva un assegno pensionistico inferiore a quanto, in realtà, gli sarebbe spettato. Le discrepanze non erano alte, ma comunque esistenti. Il tutto nascerebbe dal fatto che molti diritti che i pensionati hanno sarebbero inespressi o di difficile conoscenza da parte dei diritti interessati.

Questo si traduce in una mancanza del totale riconoscimento delle spettanze economiche a chi usufruisce di un trattamento pensionistico. Secondo quanto fatto venire a galla dal servizio, si tratta di somme o prestazioni che vengono concesse solo su richiesta del pensionato che spesso non lo fa, semplicemente perché non lo sa. Il consiglio riservato alla categoria, dunque, è quello di fare richiesta ad un patronato affinché si verifichi se ci sono i presupposti per un ricalcolo della pensione con possibilità di ottenere restituzione degli arretrati ed aumenti per il futuro.

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