Il governo punta al superamento della Legge Fornero introducendo la Quota 41. La nuova ipotesi che porta in pensione con 41 anni di contributi è la prima teoria della Riforma Pensioni che dovrebbe essere introdotta nel 2020. L'ingresso di questa misura, secondo Nunzia Catalfo Ministro del Lavoro spazzerebbe via definitivamente la riforma Fornero. Lo stesso Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ritiene che Quota 41 sia una valida misura, adattabile alle esigenze dei lavoratori.

Di certo sappiamo che Quota 100 resterà in vigore fino alla scadenza fissata per il 2022, in seguito dal 2023 è presente un vuoto normativo.

Stesso discorso seguono Opzione donna e Ape Sociale rinnovate solo a tempo determinato. I relatori stanno vagliando varie ipotesi capaci di snellire il sistema pensionistico italiano, senza creare discussioni o malumori nei lavoratori.

Pensione anticipata per tutti i lavoratori

Tra le ipotesi al vaglio dei relatori, la più plausibile è Quota 41. Al momento, come opzione alla pensione di vecchiaia, i lavoratori possono scegliere di andare in pensione attraverso la pensione anticipata con 41 anni di contributi senza il vincolo legato all’età anagrafica.

L'accesso al piano pensionistico anticipato è attualmente consentito solo in presenza di specifici requisiti, come l'iscrizione alla categoria dei lavoratori precoci, ossia la classe dei lavoratori con almeno 12 mesi di contributi versati prima del 19° anno di età anagrafica. Altro requisito, è l'iscrizione a una delle seguenti categorie, quali: gli invalidi al 74%, i caregivers, oppure i lavoratori di lavori gravosi.

Il sì al superamento della riforma Fornero arriva dall'Inps

Il Movimento 5 Stelle, per ampliare la platea degli aventi diritto a Quota 41, intende operare delle modifiche dirette alla categoria dei lavori usuranti o gravosi e sul requisito del lavoro precoce. Modifiche che garantirebbero a più lavoratori l'accesso alla pensione con 41 anni di contributi.

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Un provvedimento che se approvato, andrebbe a incastonarsi nel 2022 con la chiusura di Quota 100.

Con questa nuova riforma pensionistica si risolverebbero non pochi problemi in quanto, da un lato Quota 41 in automatico supererebbe le diatribe legate alla Legge Fornero; dall'altro, consentirebbe l'accesso pensionistico ai lavoratori con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, mentre, per le donne con 41 anni e 10 mesi di contributi.

In seguito all'introduzione del “rendiconto sociale 2017-2018”, il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico, è intervenuto con un parere favorevole su Quota 41.

Dichiarando che l'opzione che porta ad ampliare l'accesso pensionistico anticipato con 41 anni di contributi va guardata con attenzione in quanto vanno eliminati i punti "rigidi" legati alla misura.

Secondo Tridico, è accettabile una pensione con 41 anni di contributi senza il vincolo dell'età anagrafica, ma tuttavia, è necessario regolamentare bene i correttivi per garantire un'adeguata tutela a tutte le categorie di lavoratori. Il Presidente dell'Istituto nazionale della previdenza sociale mette in luce i rischi che potrebbero derivare dalla generalizzazione della misura, senza l'introduzione di modifiche “puntuali e precise”, che andrebbero ad aggiungersi a Quota 41, introducendo uscite flessibili indiscriminatamente per tutti i lavoratori, attraverso i coefficienti di gravosità del lavoro. In sostanza, quanto più la categoria del lavoro è gravosa tanto più l'uscita è rapida.

Quota 41 da sola non può superare la Fornero

Secondo il Presidente dell’Inps Quota 41 da sola non rappresenta il giusto strumento che aiuti a superare i paletti legati alla Legge Fornero. Dato che in Italia esiste una vasta complessità di professioni, di conseguenza è improponibile una sola misura che generalizzi i requisiti per l'accesso alla pensione per tutti i lavoratori. Ecco perché Tridico propone una misura che sia legata ai coefficienti di gravosità del lavoro.

Matteo Salvini si dice pronto, nel caso dovesse far ritorno come voce cardine del governo, a confermare Quota 100 imponendola come riforma definitiva, e appoggiando in pieno Quota 41 senza vincoli.

Il nodo ruota sulle risorse finanziarie

Per gestire una riforma pensionistica così complessa, il governo necessita di maggiori risorse economiche. Secondo la stima dell'OCSE, l'Italia impiegherebbe troppe risorse finanziarie per le pensioni. Per questo motivo, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha frenato il governo, spingendolo verso una riduzione della spesa pubblica, in quanto la spesa pensionistica ha raggiunto la soglia del 16% del PIL. Non solo, l'OCSE è intervenuta con delle specifiche indicazioni ammonendo il Governo sul sistema pensionistico italiano e imponendo la validità e la continuità della Legge Fornero.

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