Una signora della provincia Verona, di Bussolengo per l'esattezza, si è vista riconoscere dall'Inps la ragguardevole cifra di trentasettemila euro lordi.

Un credito vantato e venuto alla luce grazie a quello che è stato un ricalcolo della propria posizione previdenziale, avvenuto quasi per caso.

La donna, infatti, aveva scelto di recarsi presso uno sportello Spi Cgil per avere delucidazioni sul mancato accreditamento della quattordicesima mensilità relativa alla sua pensione di reversibilità. Si trattava dell'unico trattamento previdenziale che riceveva, non avendo raggiunto la soglia di quindici anni di contributi per averne uno proprio diretto.

Tuttavia, si è scoperto che nei suoi conteggi non erano mai state presi in considerazione cinque periodi di maternità avuti del corso della vita. I 25 mesi sommati ai suoi contributi silenti (13 anni) hanno consentito di acquisire una propria pensione, attraverso un percorso previsto dalla legge indicatole dagli operatori dell'ente. A raccontare la vicenda è il portale veronese Verona Sera.

Aveva lavorato tredici anni come bracciante agricola

È stata sufficiente una verifica operata dall'addetto allo sportello, per ricostruire la storia previdenziale della protagonista della vicenda.

Tuttavia, i funzionari della Spi Cgil di Verona hanno raccontato nel dettaglio la vicenda ai microfoni del portale veronese. La signora era titolare di una pensione di reversibilità ed ha sempre creduto di non avere diritto ad un trattamento diretto. La motivazione risiedeva nel fatto che aveva lavorato per tredici anni come bracciante agricola, senza perciò raggiungere la soglia dei 15 anni di contributi.

Non immaginava, perciò, di poter raggiungere quella soglia attraverso le sue cinque maternità, di cui ne ignorava il diritto, e la procedura suggeritagli dallo sportello informativo.

Con 15 anni di contributi ha avuto una sua pensione

Attraverso l'invio dell'estratto contributivo all'Inca si è arrivati a ricostruire nel complesso la situazione previdenziale della donna. Si è arrivati perciò alla conclusione che l'Inps avrebbe potuto accreditarle sull'estratto contributivo cinque mesi di astensione dal lavoro per ciascuna maternità, per un totale di 25 mesi.

A ciò avrebbe potuto aggiungere un'astensione facoltativa da riscattare in maniera volontaria ed onerosa. Così facendo si sarebbe potuti arrivare ai 15 anni di contributi che l'avrebbero fatta diventare titolare di un trattamento diretto. E così ha fatto, ottenendo il diritto a 87 euro mensili, automaticamente divenuti 507 con l'integrazione al minimo. Gli arretrati le hanno consentito di mettere insieme una cifra pari a 36.749,16 euro lordi. I sei mesi di astensione facoltativa, invece, le sono costati 1140 euro .

Occorre specificare che la possibilità di andare in pensione con soli quindici anni di contributi è possibile grazie alla così detta deroga Amato del 1992 e alla Legge Dini del 1995.

Entrambe consentono di avere diritto al trattamento diretto cinque anni in meno.

Grande soddisfazione ha, naturalmente, avuto la Spi di Bussolengo, ricordando come il sindacato dei pensionati della Cgil porti da tempo avanti una campagna relativa a quelli che sarebbero i diritti nascosti o inespressi. In questo caso si è andati a spostare il focus su quelli che, in gergo, vengono definiti 'contributi silenti'. Sono così chiamati perché risultano insufficienti far diventare qualcuno titolare di un trattamento pensionistico diretto. Il consiglio è che, per tutte le donne che abbiano anni di contributi importante entro la fine del 1992 (almeno 10 anni), di provare a chiedere un ricalcolo, per valutare l'eventuale possibilità di ottenere una propria pensione.

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