La riforma delle Pensioni anticipate e l'abbandono della misura di uscita a quota 100 potrebbe ripartire, da lunedì prossimo, dal "modello opzione donne" allargato a tutti i lavoratori, dunque anche agli uomini. L'ipotesi si basa sul calcolo delle pensioni di chi abbandonerà il lavoro negli anni successivi alla sperimentazione della quota 100 con il meccanismo contributivo, lo stesso che le lavoratrici devono "accettare" per poter andare in pensione anticipata prima dei 60 anni unitamente a 35 anni di contributi.

L'ipotesi di un modello di uscita arriva dal Governo in risposta alla proposta dei sindacati che, nei giorni scorsi, hanno ipotizzato uno sconto delle pensioni di cinque anni, con uscita a 62 anni e almeno venti di contributi.

Pensioni anticipate: ultime novità oggi su riforma e uscita post quota 100 sul modello 'opzione donna'

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, uno degli obiettivi del Governo nella trattativa che partirà lunedì prossimo per la riforma strutturale delle pensioni e per aprire l'era post-scalone delle uscite anticipate a quota 100, sarà proprio quello di valutare con attenzione un modello simile a quello adottato, anche nel 2020, alle lavoratrici con le uscite assicurate dall'opzione donna.

Da questa base di partenza, sulla quale il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo ha auspicato che "i soldi risparmiati dalla quota 100 possano rimanere sulla previdenza", il presidente dell'Inps Pasquale Tridico ha esortato il Governo e le parti sociali a puntare su pensioni anticipate flessibili, dove la flessibilità deve essere intesa come uscita anticipata sotto una certa soglia anagrafica del futuro pensionato consapevole che il calcolo del proprio trattamento pensionistico avverrà sulla scorta dei contributi versati, senza essere legato tuttavia ad un numero definito di anni di versamenti all'Inps.

In altre parole, la proposta di Tridico del ricalcolo contributivo delle pensioni non contemplerebbe necessariamente la gabbia età-contributi delle quote come, ad esempio, la quota 102 che andrebbe a sopperire alla quota 100, con un aumento dell'età minima di uscita a 64 anni unitamente a 38 anni di contributi. Quest'ultima ipotesi è guardata con favore da una parte del Partito Democratico e da economisti esperti in materia previdenziale come Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Ministero del Lavoro.

Pensioni anticipate: dal 2022 ipotesi nuova quota 102 con ricalcolo simile alle uscite con opzione donna

Entrambe le ipotesi, una nuova pensione anticipata a quota 102 oppure la scelta flessibile di decidere quando andare in pensione sul modello opzione donna, sarebbero attuabili mediante il ricalcolo delle pensioni con il meccanismo contributivo. Proprio quest'ultimo passaggio è il nodo principale nella trattativa che inizierà al tavolo Governo-sindacati la prossima settimana. Perché, per i sindacati, si potrebbero ridiscutere i parametri pensionistici da maturare per andare in pensione, ma sulle penalizzazioni delle pensioni, Cgil, Cisl e Uil sono state molto dirette a rispedire al mittente le formule di flessibilità.

Proprio la Cisl ha ribattuto secco: "Siamo contrari a qualsiasi proposta di scambio tra la flessibilità in uscita e il calcolo integralmente contributivo delle pensioni", ha affermato il Segretario confederale Domenico Proietti spalleggiato dalla Uil, secondo la quale "il ricalcolo contributivo porterebbe solo a dei tagli delle pensioni indebolendone l'assegno". Della stessa idea è Maurizio Landini, leader della Cgil: "Un sistema tutto contributivo sarebbe penalizzante, mentre il sistema pubblico dovrebbe prevedere elementi solidali".

Pensioni anticipate: Governo punterebbe a uscita agevolata lavori gravosi per il post quota 100

Oltre alla discussione su quelle che saranno le ipotesi al centro delle trattative sulla riforma delle pensioni e sul futuro delle uscite anticipate a quota 100, il Governo attende risultati importanti dalle commissioni istituite per studiare l'andamento delle pensioni e delle professioni lavorative. Lo stesso Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, nei giorni scorsi aveva sottolineato quanto importante fosse nel confronto con i sindacati poter disporre dei dati riguardanti i meccanismi previdenziali.

Allo stato attuale, la discussione sulle ipotesi di riforma delle pensioni beneficeranno del lavoro di due commissioni sui lavori gravosi, che dovrebbero fornire supporto sulle professioni da integrare alle 15 attualmente previste, beneficiare della possibilità di uscita con l'Ape social e la quota 41 dei lavoratori precoci, e della commissione istituita per studiare i vantaggi derivanti sul bilancio dello Stato dalla separazione della previdenza dall'assistenza.

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