L'apertura del tavolo del Governo con i sindacati sulla riforma delle Pensioni arriva in un momento in cui la maggioranza non appare compatta e le polemiche già divampano, soprattutto per il termine della sperimentazione delle pensioni anticipate a quota 100. I sindacati uniti (Cgil, Cisl e Uil) hanno già fatto la propria proposta: uscita da lavoro a 62 anni con un meccanismo di pensionamento flessibile che possa andare a sostituire la quota 100 non adatta, quest'ultima misura, a stravolgimenti innescati dall'aumento dei requisiti, soprattutto anagrafici, ipotizzati nelle ultime settimane.

E, soprattutto, fanno sapere i sindacati, nel tavolo del confronto con il Governo non indietreggeranno sull'idea di barattare le nuove pensioni anticipate con il taglio degli assegni derivante dal ricalcolo delle pensioni con il meccanismo contributivo. Ma a schierarsi contro le ipotesi avanzate dai sindacati è l'ex Ministro del Governo Monti, Elsa Fornero, che non ha apprezzato la proposta di uscita a 62 anni con 20 di contributi o con la quota 41 per tutti avanzata dai sindacati.

Pensioni anticipate: ultime novità di oggi su riforma quota 100 e uscita a 62 anni

Il primo tavolo di confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni si avrà lunedì 27 gennaio. Lo ha annunciato il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, rispondendo due giorni fa all'intervista a “Radio 1 giorno per giorno”, aprendo al dialogo con i sindacati. Tuttavia il Ministro ha manifestato qualche perplessità sulla possibilità di andare in pensione a 62 anni: "Avremo un confronto con le parti sociali a fine mese, costituirò una commissione costituita da un nucleo di esperti che si occuperà di accompagnare il superamento della riforma delle pensioni di Elsa Fornero.

Non è possibile, ad oggi, stabilire cosa andremo a fare perché bisogna decidere sulla base dei dati e sulla base di un reale confronto. Tuttavia, in merito alla proposta dei sindacati di una pensione a 62 anni con 20 di contributi se ne discuterà al tavolo di confronto quando avremo a disposizione i numeri riguardanti la possibile platea degli uomini e delle donne che potrebbero beneficiare di questa proposta.

L'idea di base è quella di discutere su proposte di riforma delle pensioni sostenibili e di superare la legge Fornero".

Pensioni anticipate: dal 2022 scalone di uscita, rimane anticipata a 42 anni e 10 mesi o vecchiaia a 67

Il termine della sperimentazione delle pensioni anticipate a quota 100 alla fine del 2021, tuttavia, pone delle scelte previdenziali ad ampio raggio. Il Governo ha già dichiarato che non prorogherà la controversa quota 100 ma vorrebbe anche evitare il ritorno ai rigidi criteri di uscita della riforma Fornero con un balzo ("lo scalone") di cinque anni, dai 62 dell'attuale quota 100 ai 67 della pensione di vecchiaia, a meno che non si abbiano i contributi necessari per arrivare prima alla pensione anticipata con 42 anni e dieci mesi di contributi (per le donne, 41 anni e dieci mesi).

Tuttavia, l'idea circolata nelle ultime settimane di un'uscita alternativa a quota 100 a partire dai 64 anni, un numero di anni di contributi da decidere tra i 36 e i 38 e, soprattutto, il ricalcolo contributivo della futura pensione, ben più penalizzante dei meccanismi retributivo e misto, sono state avversate proprio dai sindacati che hanno proposto l'abbandono del lavoro a partire dai 62 anni con 20 di contributi oppure, avendone i requisiti, con la quota 41 per tutti. In altre parole la proposta dei sindacati si qualificherebbe come uno "sconto" di cinque anni rispetto alle attuali pensioni di vecchiaia, maturabili con lo stesso numero di anni di contributi ma a 67 anni.

Riforma pensioni Governo-sindacati 2020: ipotesi uscita anticipata opzione donna agli uomini

L'ipotesi di riformare le pensioni e di abbandonare la strada della quota 100 con l'uscita a 62 anni rappresenterebbe, per l'ex Ministro Elsa Fornero, "un esercizio di irresponsabilità insostenibile per i conti pubblici dell'Italia". Infatti, a fronte dei 38 anni di contributi di quota 100, i venti anni proposti dai sindacati costituirebbero un costo elevato per i conti dello Stato. Eventuali alternative si possono elaborare sulla base delle misure di pensione anticipata attualmente vigenti: da un lato si parla di estendere l'Ape social (l'anticipo pensionistico con uscita a partire dai 63 anni prorogato anche per il 2020) a fronte di situazioni economiche e sociali disagiate come quelle che presentano i disoccupati o i lavoratori gravosi.

Dall'altro, invece, si fa strada l'ipotesi dell'estensione delle pensioni con opzione donna anche agli uomini: si permetterebbe l'uscita senza aver maturato i requisiti di età o di anzianità di lavoro richiesti ma accettando il ricalcolo della futura pensione in base agli anni di contributi versati.

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