Il cantiere sulle Pensioni viene riaperto e il Governo giallo-rosso è già al lavoro per studiare le eventuali modifiche da apportare al sistema previdenziale italiano, in vista della scadenza della sperimentazione di Quota 100. Allo studio, infatti, ci sarebbe una probabile rimodulazione dei requisiti che passerebbero a 64 anni di età anagrafica unitamente ai 38 anni di versamenti contributivi.

Il Governo studia l'ipotesi Quota 102

Tuttavia, l'ipotesi sulla quale si sta concentrando l'esecutivo potrebbe comportare un onere pari a 2,5 miliardi di euro annui e sarebbe quindi meno oneroso rispetto alla precedente riforma voluta dalla Lega.

Stando a quanto riporta "Tgcom 24", i tecnici del Governo stanno studiando la nuova ipotesi anche per evitare che a partire dal 2022, i requisiti di età aumentino in maniera troppo brusca. Come ormai noto, infatti, il termine della sperimentazione di Quota 100 è fissato per il 2021 e, una persona che matura i requisiti nel 2022, non potrà usufruire dello scivolo e dovrà aspettare altri cinque anni per la pensione di vecchiaia.

Con Quota 102 l'onere potrebbe scendere a 2,5 miliardi

Per questo motivo, a Palazzo Chigi sarebbe già iniziato un dibattito su come evitare questo "scalone".

Secondo quanto si apprende dal quotidiano "Il Messaggero", infatti, l'esperto di previdenza Alberto Brambilla avrebbe proposto la sostituzione di Quota 100 con Quota 102, incrementando l'età anagrafica fino a 64 anni e mantenendo inalterato requisito contributivo dei 38 anni. Tuttavia, chi volesse anticipare l'uscita secondo l'ipotesi di Brambilla dovrà accettare il ricalcolo dell'assegno previdenziale secondo il metodo contributivo. Si tratta di un'ipotesi che potrebbe garantire alle casse statali un notevole risparmio: il pensionamento anticipato con Quota 102, infatti, farebbe scendere l'onere a 2,5 miliardi di euro con un risparmio che si aggira attorno ai 2 miliardi.

Tridico propone flessibilità in base al lavoro svolto

Sempre secondo quanto scrive "Il Messaggero", l'ipotesi di Brambilla non sarebbe l'unica. Allo studio dei tecnici del Governo, infatti, ci sarebbe anche quella lanciata dal Presidente dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale Pasquale Tridico che, invece, mira all'introduzione di una flessibilità in uscita in base alla tipologia di lavoro svolto.

Per esempio, un operaio addetto alla linea di montaggio o a saldatura potrebbe andare in pensione prima rispetto ad un professore universitario o ad un magistrato. A tal proposito il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo ha avviato un tavolo di confronto al fine di discutere e approfondire quest'ultima ipotesi anche se, le valutazioni da fare sono ancora tante e si è ancora all'inizio di un lungo percorso.

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