Tra le prime proposte di riforma delle Pensioni anticipate a quota 100 a partire dal 1° gennaio 2022 c'è la convergenza del gruppo di lavoro del Cnel sul requisito anagrafico: l'età di uscita, dai 62 anni attuali previsti per la quota 100, dovrebbe salire a 64 anni, con un numero di anni di versamenti contributivi che potrebbe rimanere fermo a 38 (quota 102) oppure richiederne 37 o 36. Tuttavia, qualunque sia la strada della riforma delle pensioni, è chiaro che la flessibilità di uscita dal lavoro sarà assicurata solo qualora i futuri pensionati accettino il ricalcolo delle proprie pensioni con il metodo interamente contributivo, come avviene oggi per l'opzione donna.

Allo stato attuale, alle proposte di riforma delle pensioni per evitare lo scalone del post-quota 100, stanno lavorando Tiziano Treu, Presidente del Cnel, Alberto Brambilla, Marco Leonardi, Cesare Damiano, Michele Raitano, Michle Faioli e Angelo Pandolfo.

Riforma pensioni anticipate, ultime novità oggi sul dopo quota 100: ipotesi quota 102

Evitare lo scalone delle uscite tra la fine del 2021 e il 2022, con migliaia di lavoratori che potrebbero vedersi allontanarsi la pensione per il termine della sperimentazione della quota 100 al 31 dicembre 2021, è l'obiettivo del gruppo di lavoro e, ovviamente, delle future mosse del Governo per assicurare una reale riforma delle pensioni che possa rendere strutturale i requisiti di uscita.

L'età anagrafica del pensionamento anticipato del dopo quota 100 potrebbe essere più in linea con le reali esigenze di uscita dei lavoratori (come dimostrato dalle domande pervenute nel 2019 di quota 100), ma anche con la necessità di non far pesare la spesa pensionistica sulle casse dello Stato.

Aumentando l'età a 64 anni e mantenendo un numero di anni di contributi pari a 37 o 38, secondo quanto calcolato da Alberto Brambilla, il costo previdenziale si assesterebbe sui 2,5 miliardi di euro all'anno fino al 2028 e sul miliardo e 900 milioni di euro dal 2028 al 2038, prima di azzerarsi.

Del meccanismo fatto proprio dalla riforma Fornero per le pensioni anticipate dell'adeguamento dei requisiti di uscita alla speranza di vita, rimarrebbe solo l'età anagrafica dei 64 anni che sarebbe sottoposta agli aumenti biennali. Il numero degli anni di contributi, invece, rimarrebbe stabile. In altre parole, i 64 anni minimi richiesti per andare in pensione con quota 102 sarebbero soggetti agli stessi aumenti delle pensioni di vecchiaia attualmente maturabili a 67 anni in attesa degli incrementi anagrafici ipotizzati dal 2023.

Pensione anticipata dal 2022: con quota 100 e sistema contributivo pensioni in calo del 15%

L'ipotesi della nuova pensione anticipata a quota 102, tuttavia, non convince pienamente i sindacati, in attesa della convocazione dei tavoli delle trattative al Governo. Infatti, oltre a non individuare una reale flessibilità di uscita nella modifica della quota 100 in quota 102, la nuova misura non sarebbe idonea a risolvere i problemi che si sono avuti nel primo anno di sperimentazione della misura introdotta da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio.

La richiesta dei sindacati, e in primo luogo della UIl, si basa su una flessibilità di uscita variabile tra i 62 e i 63 anni con una revisione della proposta di calcolo del meccanismo interamente contributivo delle pensioni.

Infatti, secondo la Uil una nuova composizione della quota 100 con l'età di uscita in aumento a 64 anni e gli anni di contributi in diminuzione a 36, comporterebbe un taglio della futura pensione con il sistema contributivo pari a 200 euro. La simulazione è stata fatta su un assegno di pensione medio di 1.400 euro che, con il contributivo, subirebbe una sforbiciata del 15 per cento, andando a diminuire il mensile di pensione a 1.200 euro.

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