Sebbene l'emergenza Coronavirus abbia comportato una mutazione consistente delle attività di milioni di italiani, non incide tuttavia sulle vacanze di Pasqua per tanti studenti che, ormai da settimane, sono costretti a seguire le lezioni online e a studiare attraverso le tante piattaforme che il web mette a disposizione.

Come già previsto nel calendario scolastico approvato all'inizio dell'anno, le attività didattiche si fermeranno a partire dal prossimo giovedì 9 aprile e fino a martedì 14 aprile. Una buona notizia non solo per gli allievi, ma anche per i docenti e personale ATA, che temevano un'estensione delle lezioni anche nel periodo di sospensione, quasi a colmare il ritardo accumulato in seguito alle ore perse e alla fase di rodaggio delle operazioni online, che in Italia rappresentano ancora un'incognita.

Miur non modifica calendario, Pasqua salva

Il Ministero dell'Istruzione non ha adottato misure volte a sospendere, seppur parzialmente, le già preventivate festività pasquali. Il dicastero, presieduto dal ministro Lucia Azzolina, ha dato parere favorevole alla chiusura delle scuole a partire già da giovedì prossimo, respingendole le indiscrezioni che circolavano nelle ultime ore in merito ad un prosieguo delle attività di didattica a distanza anche per il periodo che precede la solennità.

Quindi le lezioni termineranno come da programma mercoledì 8 aprile e riprenderanno per la gioia degli studenti la settimana successiva, ossia mercoledì 15 aprile. Saranno sette giorni di sospensione che consentiranno ai ragazzi di riposarsi e festeggiare la Pasqua che quest'anno è alquanto singolare, a causa del regime di quarantena obbligatoria al quale è sottoposto l'intero nostro Paese.

I professori hanno avuto ragione: niente DAD a Pasqua

Sebbene i presidi avrebbero gradito un sacrificio da parte dei professori, puntando all'estensione delle attività di didattica a distanza anche nella settimana di chiusura forzata delle scuole, a causa della festività di Pasqua, magari sfruttando il vantaggio dello smart working, che consente ai docenti di lavorare direttamente da casa propria in piena tranquillità e con tutti i vantaggi del caso, la linea del Ministero è stata quella di confermare il calendario così come stabilito alla vigilia dell'apertura delle scuole.

Vince quindi la volontà e il desiderio dei professori di evitare che le attività proseguissero anche a ridosso della Pasqua, apportando così una significativa e consistente modificazione del calendario già fissato all'inizio dell'anno scolastico. D'altro canto un dirigente scolastico di un istituto veneto ha provato ad estendere le lezioni magari fino al Venerdì Santo, concedendo a studenti e docenti i giorni di riposo relativamente solo nei giorni a ridosso della solennità della Pasqua.

Una richiesta subito respinta al mittente, con i professori che si sarebbero opposti con fermezza ad una richiesta ritenuta assurda, perché avrebbe impedito a quanti, da cattolici praticanti, avrebbero voluto celebrare i riti della Settimana Santa, seppur a distanza e attraverso i mezzi di comunicazione, a causa delle restrizioni disposte dai vari provvedimenti del Governo e delle Regioni.

La DAD funziona: Pasqua di riposo per docenti e studenti

La preoccupazione dei dirigenti scolastici riguarda essenzialmente la necessità di recuperare le ore perse e le valutazioni date in fretta e furia: un problema che in realtà potrebbe non sussistere dal momento che gli istituti scolastici hanno reagito bene non solo alla didattica a distanza, che ha consentito a docenti e studenti di snocciolare ed apprendere nozioni in maniera più agevole e così come se fossero realmente presenti in classe, ma anche di approntare una valutazione che tenga conto delle effettive potenzialità dell'alunno, puntando su strumenti tecnologici e piattaforme ad hoc che consente di analizzare il grado di apprendimento dello studente in modo tale da fornire una votazione completa ed esaustiva a ridosso della chiusura dei rispettivi trimestri o quadrimestri.

Se da un lato l'emergenza epidemiologica da coronavirus ha limitato la stragrande maggioranza delle attività quotidiane svolte da ciascun individuo, dall'altro ha consentito di prendere coscienza e di sfruttare le potenzialità della tecnologia anche nelle scuole, un'ipotesi che fino a qualche settimana fa era assolutamente impensabile. In assenza delle piattaforme sulle quali lavorano e studiano un numero considerevole di docenti e studenti, l'intero sistema scolastico sarebbe andato in crisi, con conseguenze davvero prevedibili. Ad ogni modo si tratta di un passo deciso verso la digitalizzazione dell'intero Paese, un importante salto di qualità che proietta l'Italia verso nuovi scenari.

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