Pensioni: un argomento delicato per l'Italia. Al momento, però, la Covid ha alterato l'agenda del governo che si vede costretto a posticipare ogni discorso sulla riforma per il 2021. Questo significa che, prima del prossimo anno, non si arriverà a conoscere in maniera concreta le ipotesi di revisione del sistema previdenziale. Tuttavia, è Il Sole 24 ore ad anticipare alcuni scenari che potrebbero profilarsi per il prossimo anno. Nella prossima Legge di Bilancio, infatti, sono stati messi in conto circa 170 milioni per arrivare alla proroga di due misure per l'uscita anticipata; 87 per la proroga dell'Ape Sociale e 83 per Opzione Donna.

Pensioni: Quota 100 resta nel 2021

Le due misure, di fatto, si affiancano a Quota 100. Quest'ultima vedrà andare ad esaurimento la sua sperimentazione. E si tratterà di percorsi alternativi rispetto a quella che, al momento, resta la legge portante del sistema previdenziale: la Fornero. Con essa si può andare in pensione essenzialmente attraverso due strade:

  • Pensione di vecchiaia: si raggiunge con 67 anni di età e 20 di contributi.
  • Pensione anticipata: si raggiunge, indipendentemente dal dato anagrafico, con 42 anni e 10 mesi di contributi. Nel caso delle donne, invece, ne bastano 41 e 10 mesi.

Le altre misure concedono la possibilità di raggiungere la pensione in maniera anticipata, ma non hanno mai scardinato la legge Fornero.

Il tutto nonostante alcune parti politiche si siano trovate spesso a sbandierare il fatto che l'adozione di Quota 100 avesse contribuito a smontare il complesso di norme che regola l'accesso alla pensione.

Quota 100 rappresenta, infatti, una misura opzionale e sperimentale. Con essa c'è la possibilità di congedarsi dal mondo del lavoro non appena il cumulo del dato anagrafico e degli anni di contributi arriva a 100, avendo almeno 62 anni.

Con 38 anni di lavoro e, per l'appunto, 62 di età. L'assegno sarà comunque proporzionato rispetto agli anni di contributi.

Quota 100: il problema scalone

A partire dal 2022 non ci sarà Quota 100 e da tempo si discute della necessità di una nuova riforma complessiva delle pensioni. Potrà accadere, infatti, che un lavoratore nato nel 1960, non avendo più Quota 100 a disposizione, rischierebbe di dover lavorare fino a cinque anni in più rispetto a chi è nato nel 1959 e nel 2021 avrà la possibilità di sfruttare la misura.

Tornerebbe, infatti, in vigore unicamente la legge Fornero che darebbe la possibilità di andare in pensione solo con i requisiti citati. Non a caso, da tempo, si parla di 'effetto scalone' da scongiurare. Il Covid, però, ha rivoluzionato l'agenda del governo e se ne riparlerà con le parti sociali solo a partire dal 2021. Con i tempi che, ovviamente, diventeranno più stretti.

Pensioni: Ape Sociale come soluzione per i disoccupati over

L'Ape Sociale si rivolge a chi ha più di 63 anni innanzi tutto. Si tratta di una sorta di indennità che lo stato riconosce a chi non ha ancora in diritto alla pensione in quella fascia d'età. Può essere richiesta da chi ha perso il lavoro ed ha 30 anni di contributi, da chi assiste da almeno sei mesi un coniuge o un parente stretto portatore di un grave handicap ed ha 30 anni di contributi, da chi ha subito una riduzione della capacità lavorativa (superiore o uguale al 74%) ed ha 30 anni di contributi, da chi ha ha almeno 36 anni di contributi e in sette degli ultimi dieci anni ha svolto lavori gravosi (c'è un apposito elenco sul sito Inps).

"L'indennità - si legge sul sito dell'ente previdenziale - - è pari all'importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro".

L'indennità traghetta, di fatto, fino alla pensione.

Opzione Donna possibile ancora

Con Opzione Donna le donne possono accedere ad una pensione anticipata a patto che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi, al netto di malattia, disoccupazione e prestazioni equivalenti. L'età richiesta è 58 anni per le lavoratrici dipendenti, 59 per le autonome. La soluzione è possibile attraverso l'autorizzazione a calcolare il trattamento pensionistico interamente con il metodo contributivo.

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