Il 19 maggio 2026 è stato siglato un accordo tra la direzione aziendale di Natuzzi e le organizzazioni sindacali per la gestione della crisi occupazionale che interessa gli stabilimenti del gruppo in Puglia e Basilicata. L’intesa prevede l’utilizzo della Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) per il 62% dei dipendenti e l’attivazione di incentivi all’esodo volontario per i lavoratori interessati.

La misura della Cigs interesserà una quota significativa della forza lavoro e sarà accompagnata da un piano di incentivi economici per favorire l’uscita volontaria dei dipendenti.

L’accordo è stato sottoscritto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza dei rappresentanti aziendali, delle sigle sindacali e delle istituzioni locali.

Dettagli dell'intesa e numeri

La Cigs sarà applicata al 62% dei lavoratori degli stabilimenti Natuzzi, con l’obiettivo di gestire la riduzione temporanea delle attività produttive. Gli incentivi all’esodo sono rivolti ai dipendenti che intendono aderire volontariamente al piano di uscita, con modalità e importi che saranno comunicati dall’azienda ai singoli lavoratori.

L’accordo arriva dopo una fase di confronto tra le parti, finalizzata a salvaguardare il maggior numero possibile di posti di lavoro e a sostenere i lavoratori coinvolti dalla riorganizzazione aziendale.

Le istituzioni locali hanno espresso attenzione verso la situazione occupazionale del territorio, sottolineando l’importanza di strumenti di tutela come la Cigs e gli incentivi all’esodo.

Il gruppo Natuzzi e il suo ruolo regionale

Natuzzi S.p.A. è una delle principali aziende italiane nel settore dell’arredamento, con sede principale a Santeramo in Colle, in provincia di Bari. L’azienda è attiva nella produzione di divani, poltrone e complementi d’arredo, con una presenza significativa negli stabilimenti della Puglia e della Basilicata.

Fondata nel 1959, Natuzzi ha sviluppato una rete produttiva e commerciale internazionale, pur mantenendo una forte concentrazione delle attività industriali nel Mezzogiorno d’Italia. Gli stabilimenti oggetto dell’accordo rappresentano un punto di riferimento per l’occupazione locale e per l’intero tessuto economico delle due regioni.